FOTOVOLTAICO E BATTERIE: ECCO LE UNICHE DUE STRADE CHE OGGI PUOI PERCORRERE

fotovoltaico e batterieI sistemi per accumulare l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici stanno riscuotendo sempre maggiore interesse, perché offrono alle persone una possibilità straordinaria: diventare quasi indipendenti dalla fornitura di energia elettrica nella propria casa.

Bollette di 10/20 euro a bimestre, consumi ridotti al minimo sindacale, corrente garantita anche in caso di blackout, sono solo alcuni dei benefici tangibili grazie a questi sistemi.

Sistemi che naturalmente sono soggetti a specifiche normative e leggi, non sempre però chiarissime e che soprattutto evolvono nel tempo.

E qui sorge sempre il solito annoso problema: nelle pieghe delle leggi e delle normative si annidano i soliti furbetti, venditori con pochi scrupoli che pur di appiopparti il loro prodotto cercano di convincerti che “il loro sistema di accumulo è l’unico approvato dal GSE”, oppure che “anche se non lo colleghi alla rete e non lo denunci va bene lo stesso”.

A parte che il GSE non approva proprio niente, è il solito modo poco etico di affrontare la vendita (il problema drammatico che affligge il nostro meraviglioso settore).

Perciò ti dico come stanno le cose: oggi sul mercato sono disponibili due tipi di sistemi, uno che risponde alla normativa CEI 0-21 a cui il GSE fa riferimento e che funziona in parallelo alla rete, l’altro che lavora con la logica dei gruppi di continuità (UPS) e che risponde ad una normativa diversa, la CEI-EN 62040.

Premetto subito a scanso di equivoci che si possono installare entrambi MA solo a determinate condizioni (in realtà scoprirai che i sistemi UPS non sono installabili quasi mai).

In questo articolo voglio approfondire la differenza tra questi due sistemi con l’aiuto della nostra azienda partner che già da anni sviluppa gli unici sistemi di accumulo professionali che puoi trovare nel mercato, e quindi anche in questo caso devo scendere in aspetti un pò tecnici, lo impone l’argomento.

I SISTEMI DI ACCUMULO SECONDO LA NORMA CEI 0-21

 
Partiamo dalla definizione, estratta tale e quale dalla norma:

“E’ un insieme di dispositivi, apparecchiature e logiche di gestione e di controllo, funzionale ad assorbire e rilasciare energia elettrica, previsto per funzionare in maniera continuativa in parallelo con la rete con obbligo di connessione di terzi o in grado di comportare un’alterazione dei profili di scambio con la rete elettrica (immissione e/o prelievo). Il sistema di accumulo può essere integrato o meno con un impianto di produzione (se presente). Non rientrano i sistemi utilizzati in condizioni di emergenza che, pertanto, entrano in funzione solo in corrispondenza dell’interruzione dell’alimentazione dalla rete elettrica per cause indipendenti dalla volontà del soggetto che ne ha la disponibilità.”

Quindi un sistema di accumulo per essere definito tale deve:

  1. Funzionare continuativamente in parallelo con la rete;
  2. Avere obbligo di connessione di terzi;
  3. Creare una alterazione dei profili di scambio con la rete (immissione e/o prelievo);

I TRE PUNTI CHIAVE DELLA QUESTIONE

 
Analizziamoli bene perché è importante:

1 – “Funziona in parallelo” ciò che è connesso in parallelo, cioè tecnicamente un sistema di accumulo dotato in morsettiera di un solo punto di collegamento (fase-neutro-terra) programmato per assorbire e rilasciare corrente che potrà andare in tutte le due direzioni dopo il punto di parallelo. In tutte le direzioni significa che potrà alimentare i carichi dell’abitazione come andare in rete, indifferentemente.
 
Un qualsiasi impianto fotovoltaico è connesso in parallelo, giusto per capirci.

Ma questo non è l’unico modo di connettere un sistema di accumulo: è possibile infatti avere sistemi dotati di un punto di collegamento in ingresso e di un altro punto di collegamento in uscita fisicamente separati tra loro (collegamento in serie); essi sono programmati per assorbire energia ma rilasciarla esclusivamente verso le utenze e non verso la rete; proprio questi rispondono alla normativa che regola i sistemi UPS, cioè la CEI-EN 62040.

2 – “Crea alterazione sui profili di scambio”: evidentemente se il tuo sistema di accumulo si trattiene l’energia che di giorno dovrebbe andare in rete e te la mette a disposizione di sera, il “profilo di scambio” lo altera eccome, sei d’accordo?

3 – “Non rientrano i sistemi utilizzati in condizioni di emergenza che, pertanto, entrano in funzione solo in corrispondenza dell’interruzione dell’alimentazione dalla rete elettrica per cause indipendenti dalla volontà del soggetto che ne ha la disponibilità”. Beh, direi che qui c’è poco da commentare: un sistema di accumulo può essere definito tale solo se lavora continuativamente in parallelo, non come i gruppi di continuità (UPS) che invece devono attivarsi solo quando manca la fonte principale di energia per cause indipendenti dalla nostra volontà.

Quindi tutti i sistemi di accumulo che possiedono queste caratteristiche DEVONO essere certificati CEI 0-21, e DEVONO essere connessi alla rete pubblica, anche se sono progettati per non immettere in rete l’eventuale energia in eccesso e sono collegati in serie anziché in parallelo.

Questo perché in ogni caso modificano in modo sostanziale i profili di scambio e lavorano in modo continuativo, non solo in condizioni di emergenza.

Per chiarire bene: un ACCUMULO ON-GRID POST PRODUZIONE da inserire a retrofit di un impianto fotovoltaico esistente equipaggiato con ingresso e un’uscita separate non progettato né concepito per immettere nemmeno un grammo di energia in rete in nessuna condizione possibile, rientra comunque nella definizione di sistema di accumulo come indicato nella CEI 0-21, perché modifica i profili di scambio, lavora in parallelo alla rete e funziona SEMPRE, non solo in condizioni di emergenza.

Più chiaro di così…

OK, MA A ME QUALE CONVIENE INSTALLARE TRA I DUE?

 
Se hai letto QUESTO ARTICOLO (e se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggerlo subito), avrai visto che ci sono diverse soluzioni disponibili sul mercato.

Ma al di là delle caratteristiche tecniche proprie di ogni sistema, la risposta alla domanda è molto semplice, e penso che tu ci sia arrivato tranquillamente da solo:

Ti conviene installare solo sistemi di accumulo certificati CEI 0-21, a meno che tu non voglia spendere molte migliaia di euro per avere un sistema che deve funzionare solo in caso di black-out, o tu voglia avere la tua casa completamente scollegata dalla rete, condizione estrema quasi talebana e molto rischiosa, almeno dalle nostre parti.

Ti ricordo inoltre che il GSE per il retrofit su impianti esistenti fa menzione esplicita solo dei sistemi certificati CEI 0-21, per cui se vuoi conservare i tuoi preziosi incentivi ti consiglio di prestare molta attenzione.

Riassumendo posso dirti che:

 Tutti i sistemi OFF-GRID che per loro natura sono indipendenti dalla CEI 0-21 e sono certificati CEI EN 62040 come UPS, essendo veri e propri sistemi ad isola, o funzionano solo in caso di black-out oppure DEVONO ESSERE L’UNICO SISTEMA DI APPROVVIGIONAMENTO ELETTRICO DELLA CASA, che quindi non può avere nessun punto di prelievo con la rete pubblica;
 
 I sistemi ON-GRID Lato-Produzione per essere installabili devono essere certificati CEI 0-21 dai produttori;
 
 I sistemi ON-GRID Post-Produzione anche se non immettono in rete per essere installabili devono essere certificati CEI 0-21 dai produttori;
 
 I sistemi ON-GRID Post-Produzione certificati CEI-EN 62040 non possono essere installati.

Considera infine che tutti i sistemi certificati CEI 0-21 ti obbligano a gestire tutta la burocrazia necessaria per Enel e GSE, cosa che invece non riguarda i sistemi UPS.

Ti è piaciuto questo articolo? Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento.

A presto!

96 thoughts on “FOTOVOLTAICO E BATTERIE: ECCO LE UNICHE DUE STRADE CHE OGGI PUOI PERCORRERE”

  1. Salve Ing. Uccia e Fabio

    Riprendo, dopo una piccola pausa, per cercare di proseguire il discorso sui RENDIMENTI DEI SISTEMI DI ACCUMULO A BATTERIE.

    Il tutto origina da un mio primo intervento in data 22 Giugno 2017 ore 18:36 (in questa stessa Striscia, qui poco più sotto).

    Fabio pone il Rendimento di Sistema a 0,95 x 0,96 = 0,912, senza particolari spiegazioni.

    L’Ing. Uccia non fornisce alcuna indicazione numerica, limitandosi a definire “abnorme” la mia indicazione di rendimento dello 0,70 / 0,75.
    Inoltre mi segnala la mancata citazione delle “fonti attendibili ed autorevoli”che dovrebbero supportare il Dato da me indicato.

    Ora, non per voler accendere dispute inutili, devo dire che mi sarei atteso dall’Ing. Uccia almeno uno straccio di “controesposizione numerica dettagliata” che gli dovrebbe riuscire molto facile, almeno per i Sistemi di Accumulo che lui stesso monta presso i suoi Clienti.

    Pertanto, VOLUTAMENTE, anch’io non andrò oltre sull’argomento che per mio conto avevo già spulciato, con parecchia cura, nei limiti della disponibilità di queste notizie.
    Tuttavia se qualcuno di voi due (più specificatamente l’Ing Uccia) vorrà ritornare sul punto con qualche riferimento tecnico/numerico attinto da Schede Dati (Marche & Modelli) sarò felice di riprendere il discorso e imparare qualcosa di più preciso.

  2. Buongiorno,
    io avrei una domanda molto particolare relativa ad una situazione che sto valutando. In sintesi ho un cliente che ha un impianto fotovoltaico da 20 kW connesso in rete senza conto energia (realizzato nel 2016) il quale vuole potenziarlo perchè si è accorto che non gli è sufficiente, ovvero vorrebbe inserire altri 6/8 kW di potenza con l’introduzione anche di un sistema di accumulo per poter sfruttare l’energia prodotta anche di sera. Il problema è che, se realizziamo un intervento in retrofit lato post-produzione, la potenza attuale sommata a quella aggiuntiva fa si che si superino abbondantemente i 20 kW e si rientra nel discorso di officina elettrica (cosa che vuole assolutamente evitare per varie problematiche). Allora la soluzione resta, in accordo alla CEI 0-21, quella di un sistema di accumulo lato produzione in DC alimentato da questi 6/8 kW di pannelli aggiuntivi e collegato ad un canale dell’inverter esistente. Secondo voi è fattibile come soluzione? Il problema è che non riesco a trovare dispositivi nel mercato che soddisfino questa idea progettuale. Ringrazio anticipatamente per le risposte. Paolo.

    1. Salve Paolo, in ogni caso se aggiungi 6/8 kWp di fotovoltaico (se ho capito bene) all’impianto attuale da 20 entri in logica officina elettrica, che tu installi un sistema di accumulo lato produzione oppure no. In pratica conta la potenza fotovoltaica, non il limite in immissione.

  3. Una domanda che potrebbe sembrare banale ma….
    Io ho un impianto etc con il 4′ conto energia e uno con il 5′.
    Dato che l’incentivo viene erogato su l’autocomsumo è possibile che con una batteria Sonnen messa a valle dell’inverter quanto accumulato venga riconosciuto l’incentivo?
    Spero di essere stato chiaro.

    1. Gli accumuli sonnen sono sistemi post-produzione inseriti nel lato AC dell’impianto fotovoltaico.

      Quindi per l’impianto in 4° conto un sistema di questo tipo non cambia gli incentivi (che in questo caso vengono erogati sulla produzione, non sull’autoconsumo) mentre impatta per lo Scambio Sul Posto, dato che l’energia che autoconsumi non viene immessa e di conseguenza nemmeno pagata (ovviamente).

      Per l’impianto in 5° conto invece, aumentando l’autoconsumo aumenta certamente la quota incentivata in TPA (Tariffa Premio Autoconsumo) a discapito tuttavia della TFO (Tariffa Fissa Omnicomprensiva), perchè come sopra se l’energia te la autoconsumi non la immetti in rete.

      Quindi in entrambi i casi se vuoi fare i conti fatti bene devi considerare tutte le partite energetiche correttamente.

      Siccome i sonnen costano una fucilata, se ti fidi dei conti del venditore che te li ha proposti (!) fai pure, altrimenti ti posso dare una mano io QUI se lo ritieni opportuno, giusto per essere sicuri di quello che si sta facendo…

      Loris

      1. Salve Ing. Uccia

        Forse nella risposta data a Claudio, per completare il discorso, bisognerebbe anche aggiungere che, qualsiasi Sistema di Accumulo, presenta purtroppo un suo Rendimento di Ciclo piuttosto basso.

        Tale Rendimento (per le notizie tratte da varie Fonti e messe insieme) può ritenersi compreso tra 0,70 e 0,75 nei casi migliori.
        Quindi con una PERDITA DI ENERGIA dal 30 al 25 % relativamente alla quantità somministrata per ogni carica del Gruppo Batterie .

        Questo vuole dire che, generandosi tale PERDITA prima del Contatore di Misura Produzione “M2”, si avrà una corrispondente diminuzione della quantità di Energia conteggiata come Produzione dell’Impianto FV. Sulla entità di tale conteggio si basano gli Incentivi.

        Quindi direi che, se si monta un Pacco Batterie abbondante, la diminuzione degli Incentivi, per i C.E. Dal 2° al 4°, sarà notevole (comunque sempre in proporzione diretta rispetto alla quantità di energia stoccata).

        Per il 5° C.E. la situazione è più articolata (TPA & TFO) ma comunque tutto parte, anche in questo caso, dall’ammontare della Produzione conteggiata dal solito Contatore “M2”.
        Anche in questo caso vi sarà una perdita “alla fonte”.

        1. Salve,

          Aggiungo una precisazione relativamente alla diminuzione dell’energia valorizzata con gli incentivi: cio’ che afferma non e’ sempre vero, nel senso che, se un sistema di accumulo utilizza per la ricarica energia FV in DC “prima” che venga conteggiata dal contatore, allora sono d’accordo con lei.
          Se il sistema di accumulo, come la maggioranza esistente nel mercato utilizza per la ricarica la corrente in AC “dopo” che e’ stata contabilizzata dal contatore, allora non ci sono diminuizioni di energia valorizzata.
          Per la resa, 70-75% sono risultati piuttosto bassi con le tecnologie oggi in commercio. Ci sono alcuni sistemi litio che hanno il 95% di efficienza, che sommati al 95-96% dell’inverter del sistema di accumulo, portano a dei risultati piu che rispettabili.

        2. A parte che come sempre sarebbe opportuno citare le fonti, sarebbe altrettanto opportuno che tali fonti fossero autorevoli e che il terreno di prova fosse ben documentato, una perdita del 30% per ogni ciclo mi sembra abnorme.

          Ma a prescindere da questo, il tuo ragionamento vale solo per sistemi incentivati con accumuli lato produzione, con le batterie inserite tra l’inverter e i pannelli, per intenderci. Quindi con sistemi dove il proprietario ha DOVUTO sostituire di sana pianta il suo vecchio inverter con uno in grado di controllare un pacco batterie (non credo siano in tanti onestamente), oppure che si è fatto abb… ehm… ha installato un particolare sistema che può coesistere con l’inverter originale senza sostituirlo (qui il numero aumenta, dato che grazie al prezzo basso ha avuto sostenitori “illustri”, ma credimi il loro problema NON è l’efficienza di ciclo…).

          In tutti gli altri casi, installando un sistema post-produzione (cioè dopo il contatore M2) l’efficienza di ciclo non ha alcuna ripercussione sugli incentivi.

          Loris

        3. Salve Ing. Uccia e Fabio

          Prima di pensare di mettermi a scrivere qualcosa sull’argomento, sapendo della particolare esperienza teorica e pratica dell’Ing. Uccia, mi ero documentato. Forse la mia documentazione, o l’interpretazione che ho elaborare, fanno acqua da qualche parte. Vediamo se è possibile chiarire o tamponare qualche falla.

          Per il momento metto da parte la disquisizione sulla REALE ENTITA’ DEI RENDIMENTI. Ci ritornerò sopra in seguito.

          —– IL “PUNTO” DI ALLACCIAMENTO DEL SISTEMA BATTERIE—–

          Ovviamente tutti quelli che usufruiscono dei vari C.E. (dal 2° al 5°) vorrebbero allacciare il “Sistema Batterie” dopo il MISURATORE DI ENERGIA DI ENEL “M2” (lo ha consigliato anche un certo Sig. Mourinho, tempo fa, a Milano : “ Ma io non sono pirla!”).

          Purtroppo le REGOLE TECNICHE (GSE – 574/2014/R/EEL) consultabili all’Indirizzo
          http://www.gse.it/it/salastampa/news/Documents/Regole%20Tecniche%20Sistemi%20Accumulo.pdf
          sembra che non lo consentano, almeno per i due esempi circuitali a pag. 47 indicati come “Configurazione1” e “Configurazione 2”, che si basano sull’uso obbligatorio dei due consueti Contatori (Misuratori) di ENEL (M1 e M2) già presenti su tutti gli Impianti FV.

          La “Configurazione 1” rappresenta in pratica la “sistemazione” per un INVERTER IBRIDO (Batterie tra Pannelli e Inverter e con le Batterie caricate direttamente con la Corrente Continua dei Pannelli FV).

          La “Configurazione 2” rappresenta la “sistemazione” per Piccoli Inverter di Spalla (così li chiamerei io) che hanno la caratteristica peculiare di poter caricare le Batterie partendo dalla Corrente Alternata prodotta dall’Inverter Principale già esistente e, successivamente quando serve, si attivano in parallelo fornendo Corrente Alternata generata attingendo Corrente Continua dalle Batterie.
          I più noti tra questi “Sistemi Retrofit” sono appunto i “SONNEN”, gli “SMA-SUNNY BOY STORAGE 2,5 “, i “SOLAR EDGE SE 3500 AC” ecc… . La Potenza del loro Inverter di Sistema è solitamente modesta (2,5-3,5 kW al massimo) in quanto previsti per alimentare le necessità notturne di casa che non richiedono forti Picchi di Potenza.
          La possibilità di Gestione Batteria può arrivare sino ai 10 kWh nominali (Batterie tipo Li-ion oppure Li-Fe-Po4).

          Per completare l’informazione di cui sopra devo aggiungere che, in una Passata Edizione ormai non più rintracciabile ma che io mi ero stampata, per la “Configurazione 2” vi erano due distinti “schemini” in alternativa tra loro e chiamati : A) Integrato in corrente continua e B) Integrato in corrente alternata (posso inviare il documento a richiesta). Ora il tipo A) è stato espunto e non se ne trova più traccia. Comunque, in entrambi i casi, sempre con allaccio PRIMA del Misuratore “M2”.

          E’ prevista comunque anche una “Configurazione 3” (pag. 48) definita “Sistema di accumulo post-produzione bidirezionale” la quale PERO’ IMPONE ANCHE L’INSTALLAZIONE DI UN 3° MISURATORE ENEL, O EQUIVALENTE OMOLOGATO, “M3”(Misuratore Bidirezionale con possibilità di Telelettura da parte di ENEL Distribuzione).
          Si deve immaginare che la necessità del 3° Contatore avrà pure una qualche funzione rispetto ai conteggi del GSE. Non voglio sbilanciarmi in ipotesi macchinose, ma se voi avete qualche idea precisa sarebbe utile farla conoscere….
          COMUNQUE LA DOMANDA SECCA MINIMA E’ : Se Lei, Ing. Uccia, monta tutto il “Pacchetto” dopo il Misuratore “M2”, qualcuno, alla fine, monta anche il richiesto Misuratore “M3” o no ???

          PER ULTIMO : Per i Nuovi Impianti, visti i prezzi degli Inverter Ibridi e la possibilità delle Batterie al Litio di essere caricate/scaricate a Tensioni sino quasi ai 600 V c.c., si utilizzeranno per forza di cose (convenienza economica) tali tipi di Sistemi che saranno sempre posizionati prima del Contatore “M2”.
          Comunque attualmente, con certi prezzi che ho visto “girare” su Internet, se qualcuno proprio non sta nella pelle dalla Voglia di Accumulo farebbe bene a considerare seriamente se vale la pena di farsi un Accumulo con un secondo Inverter (post-produzione) o piuttosto dismettere l’Inverter originale e sostituirlo con uno NUOVO IBRIDO+Batteria/e.
          Io, qualora decidessi di fare qualcosa, opterei decisamente per la soluzione della “sostituzione” anche nel caso avessi un Inverter originale ancora “nuovo” di 1 o 2 anni.

          ATTENZIONE : ULTIMISSIME DEL GIORNO !!!!!!!!!

          Da un mio interlocutore, su un altro Sito, ho ricevuto or ora casualmente e per motivi totalmente diversi, la notizia che, in data 15 Giugno 2017, il GSE ha pubblicata una nuova versione aggiornata delle REGOLE TECNICHE PER I SISTEMI DI ACCUMULO. Vedere :
          http://www.gse.it/it/Gas%20e%20servizi%20energetici/GSE_Documenti/Sistema%20di%20accumulo/Documenti/Regole%20Tecniche%20Sistemi%20Accumulo.pdf

          Alle pag. 34-35-36 ci sono gli “schemini” dei quali si è parlato, più sopra, sino ad ora.
          Ci sono però due sorprese : 1) La “Configurazione 2” ritorna a prevedere le due “varianti” di una volta A) Integrato in corrente continua e B) Integrato in corrente alternata. 2)
          La “Configurazione 3” rappresenta (ORA) IL CARICO EQUIVALENTE (ovvero il punto di allaccio della Rete di casa) posizionato in un unico “nodo”insieme ai 3 Misuratori.

          A mio avviso, l’allaccio di casa fatto come nel precedente e ormai superato “schemino”, tra il Sistema di Inverter + Accumulo e il Misuratore (Contatore) “M3”, non aveva nessun senso e perciò (qualche paragrafo più sopra) avevo scritto —”Non voglio sbilanciarmi in ipotesi macchinose, ma se voi avete qualche idea precisa sarebbe utile farla conoscere….”—-.

          Ora, alla luce della intervenuta modifica il tutto, secondo me, acquista il giusto senso :

          IL MISURATORE “M3” (Bidirezionale) E’ IN GRADO DI FORNIRE IL BILANCIO ENTRATA/USCITA DI ENERGIA DAL “SISTEMA DI ACCUMULO” IN MODO DIRETTO E QUINDI LA PERDITA PROPRIA DEL SISTEMA.

          Scommettiamo che l’Energia Persa (dissipata all’interno del Sistema ) verrà defalcata (per gli Impianti dei vari C.E. 2-3-4-5) dalla Produzione conteggiata da “M2” ??? .
          La scommessa è solo simbolica, si vince o si perde solo una monetina dal valore facciale di “1 SODDISFAZIONE”, che però non ha prezzo…. .

          1. A pag.13 del documento a cui fa riferimento il link, al par. 5.1.1 si precisa che la misura dell’energia elettrica assorbita e rilasciata dai sistemi di accumulo è obbligatoria solo in due casi:

            1) nei sistemi bidirezionali lato produzione, in cui cioè l’inverter dell’impianto si occupa anche della gestione diretta delle batterie (lato DC);
            2) nei sistemi di accumulo post-produzione, cioè quelli installati dopo l’inverter principale (lato AC) NEI SOLI CASI DI IMPIANTI CHE BENEFICIANO DELLE TARIFFE OMNICOMPRENSIVE, nella fattispecie gli impianti in V° CE.

            Quindi il contatore M3 si mette solo negli impianti in V° CE, e negli altri, se si vuole sostituire il “vecchio” inverter con uno in grado di controllare un pacco batterie, è necessario sostituire il contatore M2 solo se è monodirezionale.

            Questo spiega anche perché chi opta per un retrofit lato AC senza sostituire l’inverter esistente installa il nuovo inverter DOPO il contatore M2 e mai prima, pur essendo consentito dagli schemi dalla CEI 0-21.

            Scommessa persa, ok che viviamo in Italia e al peggio non c’è mai fine, però in questo caso si sconfinerebbe oltre l’assurdo…

            1. Salve Ing. Uccia

              Grazie per la risposta e gli ulteriori chiarimenti.
              OK, chiudo la partita, scommessa persa a suo favore.
              Tuttavia rimane sempre una domanda senza risposta (e nessuno la può dare neanche con il triplo salto mortale dialettico o interpretativo) : Ma perchè CA….SPITERINA il GSE si affanna a presentare schemi realizzativi obbligatori in numero CONTINGENTATO e che, praticamente, non rappresentano la soluzione che per ora è adottata più comunemente ?

              Lasciamo pure perdere, per bontà d’animo, qualsiasi commento sulle modifiche, di volta in volta, agli “schemini” con il susseguirsi degli aggiornamenti.

              1. Il problema è parzialmente dal GSE. Il GSE prende a riferimento ciò che deliberano i normatori CEI, i veri responsabili dei casini e delle incertezze di questi anni. Già solo l’idea di considerare un sistema di accumulo come fosse un impianto fotovoltaico di produzione a prescindere, ha creato non pochi problemi a noi operatori.

                Se poi consideriamo che i distributori (enel in primis) nella maggior parte dei casi sono il braccio stupido, nel senso che fanno quello che gli si dice senza colpo ferire, il quadretto non è molto roseo.

                Poi è chiaro che i sistemi si installano, naturalmente, ma chi deve gestire le pratiche spesso deve fare qualche salto mortale carpiato con doppio avvitamento…

  4. Ragazzi domanda semplice semplice: dove trovare uno schema di flusso (se esiste) sulla procedura ENEL-TERNA-GSE da eseguire per un impianto FV già attivo che sarà dotato di gruppo UPS o SdA? Grazie a chiunque mi fornirà delle utili indicazioni….

  5. mi pare che ci sia tutto, fuorche la chiarezza.
    il post di “Sara” fa riferimento proprio alle norme 62040, e sulla definizione di UPS che queste danno, tra l ‘altro ben in chiaro.
    invece le FAQ del CEI non si incentrano sulle definizioni, ma, su un presunto sistema di funzionamento “solo in caso di emergenza”, che è solo una perte del funzionamento di un UPS.
    direi che la CEI forza le cose al di la di ogni ragionevole dubbio sul fatto che a qualcuno non va bene la concorrenza di piccole ma dinamiche aziende che vogliono entrare su un mercato.
    ricordo inoltre che le FAQ della CEI sono opinioni , non hanno òla froza di un decreto attuativo o di una norma europea.

      1. Ciao a tutti,

        conforto quello che ha riportato giustamente Loris:
        non ci sono altre interpretazioni …. a tutti piacerebbe essere fuori dalla CEI… non denunciare l’impianto … non essere “visibili” … non essere forse tassati un domani …
        Purtroppo la frase “o in grado di comportare un’alterazione dei profili di scambio con la rete elettrica (immissione e/o prelievo)” non lascia scampo.
        Se tu consumi scambi con la rete, perché appunto prelevi
        Se da domani con il tuo sistema di accumulo UPS consumi il 90% in meno hai cambiato il profilo di prelievo …
        Sono stati furbi e SCALTRI

        Una volta non si portava il casco con la Vespa (50 special 4 marce) …. ma poi è arrivata la legge e l’abbiamo messo tutti (quasi tutti .. )

        1. legge, appunto, una legge.
          che poi siano furbi e scaltri, questo è tutto da vedere, a me pare proprio che l intento persecutorio verso un certa tipologia di utenze ci sia.
          di sicuro leggono pure loro, scommettiamo che stanno preparando il prossimo colpo?
          ma siamo noi forse disarmati? non lo credo, una operazione di lobbing si puo fare anche noi.

        2. a tutti piacerebbe essere fuori dalla CEI… non denunciare l’impianto … non essere “visibili” … non essere forse tassati un domani

          Allora per una legge che oggi non c’è e non tassa l’autoconsumo non devo fare un impianto OFF-GRID o devo sottostare a regole persecutorie.

          Signori che avete l’orto in giardino seppellite tutto perchè domani lo stato potrebbe introdurre una tassa sull’autoproduzione di insalata.

          Domani se fanno una legge siffatta se sono onesto denuncio l’impianto (o l’orto) e ci pago le tasse o…. cambio paese

          1. Suggerisco di leggere la definizione di sistema di accumulo aggiornata uscita ieri nella CEI 0-21 – V2:
            “3.61 bis
            sistema di accumulo
            Insieme di dispositivi, apparecchiature e logiche di gestione e controllo, funzionale ad assorbire e rilasciare energia elettrica, previsto per funzionare in maniera continuativa in parallelo con la rete di distribuzione o in grado di comportare un’alterazione dei profili di scambio con la rete stessa (immissione e/o prelievo), anche se determinata da disconnessioni/riconnessioni volontarie di parte o tutto l’impianto. Sulla base di quanto sopra detto, qualsiasi sistema di accumulo, anche se connesso sul lato dc di un impianto di produzione, è da ritenersi sempre un generatore.
            Non rientrano tra i sistemi di accumulo i soli sistemi che svolgono esclusivamente la funzione di:
             assicurare la continuità dell’alimentazione,
             migliorare la qualità della tensione (buchi di tensione, flicker, armoniche,dissimmetria,
            variazioni rapide)
            quali gli UPS “

            1. Cit.1 “… o in grado di comportare un’alterazione dei profili di scambio con la rete stessa (immissione e/o prelievo), anche se determinata da disconnessioni/riconnessioni volontarie di parte o tutto l’impianto.”

              La domanda sorge spontanea: “quale impianto?” Non è specificato se stiamo parlando dell’impianto di utenza (passivo) o dell’impianto fotovoltaico connesso alla rete (attivo). Considerando che l’affermazione rivolta ad un impianto di utenza rappresenta una violazione dei diritti dell’utente stesso (che tra l’altro sottoscrive un contratto di fornitura con l’impresa venditrice di energia), e in più un impianto di utenza, anche con un UPS, non può alterare i profili di scambio. Si deduce che l’impianto in questione non possa essere altro che l’impianto fotovoltaico connesso in rete (CEI 0-21). In tal caso l’installazione di un UPS non comporta in nessun modo disconnessioni volontarie dell’impianto fotovoltaico dalla rete (un UPS si ricarica dall’impianto fotovoltaico tramite un semplice caricabatterie, allo stesso modo di uno smartphone), il quale continuerà (tramite l’inverter lato rete certificato CEI 0-21) ad immettere l’eventuale esubero di energia in rete come consueto. Quindi un UPS certificato 62049, che non altera i profili di scambio, adempie anche a questo requisito.

              Cit.2 “Non rientrano tra i sistemi di accumulo i soli sistemi che svolgono esclusivamente la funzione di:
              - assicurare la continuità dell’alimentazione,
              - migliorare la qualità della tensione (buchi di tensione, flicker, armoniche,dissimmetria,
              variazioni rapide)
              quali gli UPS”

              Definizione riduttiva e incompleta di UPS. La norma CEI 0-21 (nazionale) fa comunque riferimento alla EN 62040 (internazionale), e non potrebbe essere altrimenti, quindi le principali funzioni di TUTTI gli UPS sono proprio quelle di mantenere la continuità dell’alimentazione e migliorare la qualità della a tensione DEL CARICO (non della rete!).
              Si sta tentando tuttavia di escludere illegittimamente dal gruppo degli UPS rispondenti alla norma 62040 (che li definisce e li certifica, ma che sarebbe troppo complessa da modificare per assecondare certi interessi) quei sistemi che permettono l’aumento della percentuale di autoconsumo già raggiunta/autorizzata con un impianto fotovoltaico connesso in rete e che tuttavia sono isolati dalla stessa. Tali UPS non disconnettono MAI dalla rete “parte o tutto l’impianto” di produzione/generatore connesso in rete e pertanto non riesco a capire la ragione tecnica per tale (IMPLICITO e assolutamente PRESUNTO) divieto del quale si capiscono solo le ingiustificabili motivazioni economiche a danno degli utenti… come siamo già da molto tempo abituati a vedere.

              Opinione personale: si stanno arrampicando sugli specchi.

              1. Grazie Sara per le puntuali osservazioni.
                Una cosa la chiedo di approfondire però: quando scrivono alterazioni di profilo di Immissioni / prelievo in che senso un UPS come qualunque altra utenza “passiva” non altera il profilo di prelievo.
                E se lo fa non lo fa come una qualunque utenza passiva (se preleva / ricarica dalla rete senza immettere)? A allora perchè assoggettarlo alla 0-21 ? allora perchè non assoggettare alla 0-21 anche tutte le utenze passive …

                1. Gentilissimo Pier Marco,
                  un “UPS fotovoltaico” nel “modo di funzionamento normale” carica le batterie dall’impianto fotovoltaico tramite un caricabatterie, come fa un qualsiasi laptop ad esempio. Inibendo la capacità dello stesso di ricaricare le batterie da rete (come lascia intendere anche la direzione delle delibere dell’AEEGSI e delle norme del CEI) tale sistema non può alterare i profili di prelievo perché è capace di accumulare solamente energia autoprodotta (incrementando la capacità di autoconsumo da fonte rinnovabile) e non energia proveniente dalla rete (questo significherebbe una alterazione del profilo di prelievo). In ogni caso, dal punto di vista della sicurezza della rete di distribuzione, una diminuzione dell’energia prelevata conseguente all’installazione di un “UPS fotovoltaico” è analoga ad una variazione delle normali abitudini di consumo dell’utenza (che è compito della stessa rete di distribuzione prevedere e profilare ai fini dell’erogazione dell’energia alle utenze) pertanto l’installazione di un “UPS fotovoltaico” non sortisce alcun rischio per la rete. Al contrario a un “sistema di accumulo CEI 0-21”, che permette quindi la ricarica delle batterie da rete e la reimmissione in rete della stessa energia, è giustamente richiesto di prestare servizi di rete per sopperire alle problematiche di sicurezza che questo genera nel confronti della rete stessa. Infatti il “sistema di accumulo CEI 0-21” funzionando in parallelo alla rete è assimilabile ad un nuovo generatore in aggiunta all’impianto fotovoltaico connesso esistente, pertanto DEVE essere normato e telecontrollato per preservare la sicurezza della rete di distribuzione.
                  Detto questo sarebbe opportuno analizzare quale convenienza possa avere il proprietario di un impianto fotovoltaico connesso in rete ad installare un “sistema di accumulo CEI 0-21”, che accumula e immette energia solo a vantaggio della rete e non dei propri consumi, piuttosto che un “UPS fotovoltaico”.
                  Come sostengo da tempo, i “sistemi di accumulo CEI 0-21” sono un paradosso tecnico in quanto rinnegano in toto l’accumulo di energia al fine di massimizzare l’autoconsumo e ottenere l’indipendenza energetica dalla rete di distribuzione; funzione che invece è svolta ampiamente e come si deve, senza pregiudicare in alcun modo la sicurezza della rete, da un “UPS fotovoltaico”.
                  Questi sistemi esistono e sono in commercio già da diversi anni, ma vengono costantemente oscurati e denigrati per ragioni economiche ovvie da intendere.
                  La vera “trappola” quindi sono i “sistemi di accumulo CEI 0-21” che costituiscono un investimento a vuoto per il consumatore e una grande facilitazione gestionale per la rete a spese del povero ignaro.
                  Omettendo gli effetti sui consumi nazionali che avrebbe un’ampia diffusione di questi sistemi si sta imponendo una scelta di mercato, a vantaggio di pochi, mascherandola da rischio di rete, a discapito di molti. A casa mia questa cosa si chiama truffa, poi non so cosa ne penserebbe l’Antitrust.
                  Mi piacerebbe che tale considerazione potesse avere la più ampia diffusione mediatica affinché sia lo stesso consumatore a decidere l’andamento del mercato legato all’accumulo di energia, ma qualcosa mi dice che non sarà cosi.
                  La speranza è l’ultima a morire.
                  Un cordiale saluto.

                  1. Francamente Sara, la tua considerazione non mi trova per nulla d’accordo.

                    Un “sistema di accumulo CEI 0-21” come lo chiami tu per distinguerlo dai “sistemi UPS”, funziona perfettamente per massimizzare proprio l’autoconsumo dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici. Tutti i sistemi che conosco io e che tratto anche personalmente, fanno esattamente questo, e lo fanno immettendo in rete ESCLUSIVAMENTE l’energia in eccesso a batterie cariche, senza prelevare un grammo di energia dalla rete per caricare le batterie.

                    E lo fanno in regola con tutte le normative attuali, perché al di là di tutto la principale preoccupazione per un operatore del settore dovrebbe essere sempre quella di salvaguardare i possessori di impianti da future beghe normative, visto che abbiamo a che fare con istituzioni flessibili come cubetti di porfido.

                    Quindi é del tutto fuori luogo affermare che i sistemi a norma CEI (che ricordo a chi legge che sono le norme di riferimento nazionali) siano in realtà normati solo a vantaggio delle esigenze della rete pubblica, penalizzando i suoi utilizzatori.

                    Posso anche capire la tua irritazione sul fatto che i sistemi UPS non vengano considerati dal sistema attuale, ma messa così é semplicemente una freccia fuori bersaglio.

                    Loris

                    1. Scusate, ho l’impressione si stia perdendo il filo del discorso spezzettando la discussione.
                      Cercherei di tornare alla base, dove mi pare che gli argomenti principali siano 2:
                      1) normare gli impianti con e senza accumulo che funzionano in parallelo alla rete. Su questo mi sembra che si sia tutti d’accordo, CEI. AEEG, utenti, produttori: le norme CEI-021 si prendono cura dell’argomento, e si può solo parlare di ulteriori miglioramenti. Punto.
                      2) capire il motivo dell’accanimento contro gli impianti FV a isola che nulla hanno a che fare con la rete, ingabbiandoli in definizioni improbabili, tavolta additandoli come il demonio che destabilizza la rete, talvolta lisciandoli come fautori di un irrealizzabile aiuto tecnico alla rete.
                      Questo punto 2 si presenta più fumoso, e inevitabilmente scivola verso il complottismo, non intravedendone motivazioni razionali.
                      Chi fra i vari attori (CEI, AEEG, grossi produttori, non so chi altro) si prenderebbe la briga di indicarci punti tecnici chiari sui quali discutere?

                    2. Loris siamo perfettamente daccordo, ma trascuri alcuni aspetti che ti prego di tenere in considerazione.

                      1 Ci sono sul mercato anche i sistemi di cui parla la Sara
                      che definisce “UPS fotovoltaici”
                      sono impianti nuovi, ovvero NON realizzati su retrofit di impianti esistenti e già connessi, che si ricaricano solo da fotovoltaico e non da rete e soprattutto non immettono in rete. Se ben dimensionati consentono di elevare la percentuale di autoconsumo senza essere CEI 0-21. Farveli rientrare come dice Sara è una forzatura alla luce della legislazione vigente e sono perfettamente in regola.

                      Quello che non si capisce è il perchè di tutto questo terrorismo psicologico nei confronti di tali sistemi.

                      2 Altro è il sistema di accumulo in retrofit su FV connessi o sul nuovo in sistemi in cui il fotovoltaico è in parallelo di rete per cedere alla rete gli eccessi di produzione estiva. Per tali sistemi è giusto che siano conformi alla norma e la rispettino fornendo i servizi richiesti.

                      Ma quello che in genere si trascura sono altri aspetti per esempio che:
                      1 spesso non conviene un impianto in retrofit con batterie ad esempio al piombo lato DC. Le perdite dovute ai rendimenti di conversione fanno perdere una parte dell’incentivo rispetto alla situazione pre-esistente dando all’investimento tempi di rientro biblici e rendendolo antieconomico.
                      2 se CEI 0-21 sul nuovo significa pratiche di connessione iniziali e costi amministrativi fissi 30 euro/h al GSE per la gestione della convenzione di scambio sul posto se relativo a impianto fotovoltaico superiore ai 3 kWp e oneri fissi per la gestione del contatore di produzione aggiuntivo (servizio di misura per contatore di produzione sempre necessario per impianti connessi in rete).
                      Spesso la somma di questi oneri (ridudendosi notevolmente la quantitò di energia immessa in rete) sono paragonabili al controvalore dell’eccesso di energia estiva “persa” perchè non immessa. Oltre al vincolo di esporsi agli adeguamenti futuri dovuti alle modifiche della 0-21 come già successo in passato.

                      Spero che queste mie considerazioni possano aiutare la discusssione

                    3. Ciao Loris,

                      i sistemi di accumulo CEI 0-21 immettono energia in rete DALLE BATTERIE (cit. “..lo fanno immettendo in rete ESCLUSIVAMENTE l’energia in eccesso a batterie cariche”, questo è VARIAZIONE DEI PROFILI DI SCAMBIO poiché la rete li vede come GENERATORI e giustamente vanno normati/controllati) mentre gli UPS non immettono MAI energia in rete dalle batterie perché sono ISOLATI da questa nel momento dell’erogazione dell’energia all’utenza (la rete non li sente proprio in nessun caso).
                      Con un UPS installato in compresenza di un impianto fotovoltaico connesso in rete, SE avviene l’immissione in rete di energia, questa può avvenire ESCLUSIVAMENTE SECONDO I FLUSSI GIA’ AUTORIZZATI E CONTROLLATI DA ENEL/TERNA/GSE, senza passare per le batterie.

                      Nell’ipotesi di un intervento alla rete che richiede il distacco dei generatori dell’utenza in questione, con un UPS non ci saranno MAI ritorni di tensione in rete perché è isolato da questa e tra l’altro è proprio una delle prove previste per la certificazione IEC 62040 (backfeed protection) proprio per questo motivo un UPS non può MAI essere considerato un GERERATORE.

                      Se permetti c’è MOLTA differenza.

                      Sono assolutamente d’accordo con te sul fatto che i sistemi che citi tu siano sistemi CEI 0-21 e non UPS e pertanto debbano essere installati secondo i dettami di ENEL/TERNA/GSE.

                      Infine per rispondere alla tua affermazione: “Quindi é del tutto fuori luogo affermare che i sistemi a norma CEI (che ricordo a chi legge che sono le norme di riferimento nazionali) siano in realtà normati solo a vantaggio delle esigenze della rete pubblica, penalizzando i suoi utilizzatori.” posso tranquillamente dirti che sarebbe corretto quello che dici solo se già fosse attiva una forma di REMUNERAZIONE PER I SERVIZI DI RETE svolti dagli SdA, ma come ben sai non è cosi, quindi chi installa ORA un SdA fa un INVESTIMENTO A FAVORE DELLA RETE e sacrifica la capacità di accumulo del sistema che ha acquistato per fornire servizi che non gli verranno mai corrisposti e, anche se lo dovessero essere in futuro, non saranno mai convenienti se paragonati all’utilizzo DIRETTO e LIBERO dell’energia accumulata tramite un UPS.

                      Lo dice anche ANIE nel suo “Libro bianco – Prospettive per i Sistemi di Accumulo” che consiglio a tutti di leggere per avere ben chiaro il quadro complessivo della questione degli SdA. Ovviamente della contrapposizione tra UPS e SdA non viene fatta la minima menzione al di fuori della frase “non riferibile ad un UPS” che viene ripetuta costantemente senza mai riportare alcun aspetto tecnico o normativo. Però avendo chiaro cosa ci si aspetta da un SdA, automaticamente si capisce cosa invece NON ci si aspetta da un UPS.

                      Sinceramente.. anche nell’ipotesi che in un prossimo futuro dovessero esistere degli “incentivi agli SdA” mi guarderei bene dal consigliarli; considerando che con un UPS una volta ammortizzato il costo dell’investimento l’energia ha praticamente “COSTO ZERO” e che per i sistemi connessi in rete già siamo in “grid-parity”, non credo proprio che riuscirebbero mai a proporre un incentivo altrettanto conveniente per gli SdA poiché potrebbe coprire SOLO I SERVIZI DI RETE OFFERTI quindi si costringerebbe l’utente a scegliere “O accumuli energia per te, O svolgi servizi di rete che ti vengono incentivati”; è ovvio che una persona male informata pensa “faccio un SdA perché con questo mi danno gli incentivi come nel fotovoltaico” e non conoscendo minimamente la profonda differenza tra un SdA e un UPS, e quanto quest’ultimo sia di gran lunga più conveniente del primo, si fa fregare dall’astuto venditore e cade nei tranelli del “sistema attuale” e delle lobbies.

                      Quindi, senza paura, confermo con forza quanto ho già detto e mi aspetto anche una futura inchiesta in merito dalle autorità competenti.

                      Detto questo, secondo me la freccia già ha fatto centro nel momento in cui sono in tanti quelli che preferiscono un UPS a un SdA, e lo fanno anche loro senza paura, perché sono informati e consapevoli delle funzionalità e dell’autonomia che sono garantite dal prodotto nel quale hanno deciso di investire.

                      Ai posteri l’ardua sentenza.

                      Un cordiale saluto.

                    4. Concordo con Lei Loris,
                      La CEI 0-21 fa in modo che il kit ON Grid possa lavorare a beneficio del cliente, quindi carica le batterie solo con il FV e restituisce tale corrente di sera / notte
                      Viene richiesto di caricare dalla rete solo in caso di problemi di rete, quando la tensione si innalza troppo
                      Non mi sembra un grave danno, ha anche il suo senso …

      2. Scusate Loris e Fabio, ma perchè paragonate una materia tecnica ad una fiscale.
        Vi ricordo che le delibere AEEGsi sono leggi dello stato…
        le CEI sono norme tecniche che comunque soggiacciono alla regola dell’arte e
        le FAQ CEI sono solo opinioni, che nel caso specifico viste le considerazioni puntuali
        e specifiche di Sara stanno prendendo dei connotati particolari.

        Ora io non voglio pensare che il legislatore AEEGSI abbia degli intenti persecutori, ma voglia invece tutelare la rete per quanto riguarda il servizio, la sicurezza, la stabilità ecc
        Pertanto non credo che laddove si utilizzino delle “topologie impiantistiche” che non ledono le caratteristiche sopra citate, queste non possano essere liberamente permesse.

        Quindi per sistemi di accumulo SdA sotto i 20 kW (non soggeti alla disciplina delle Officine Elettriche ) che non prelevano e non immettono in rete viste le considerazioni fatte da Sara, secondo me possano essere liberamente utilizzati per fare risparmio energetico.

        Se io installo un sistema siffatto su una casa nuova che profilo di pelievo altero? Faccio solo risparmio, altra cosa sono i sistemi in retrofit su impianti esistenti, magari incentivati, ma questo è un capitolo a parte ed è già quasi tutto normato. Dall’adeguamento del TICA presso e-distribuzione alla modifica della posizione dell’impianto sul portale GAUDì di Terna agli allegati di inizio/fine Lavori con tutta la doc da presentare a GSE per il mantenimento dell’incentivo

        1. Fabio dice “Se da domani con il tuo sistema di accumulo UPS consumi il 90% in meno hai cambiato il profilo di prelievo …”

          E se domani metto un condizionatore in più non cambio profilo di prelievo ???

          O ancora meglio: se domani compro una macchina elettrica e la ricarico in garage devo fare un TICA per connettrla alla rete?? Per favore …
          Da buoni propositi a intenti persecutori il passo è breve

      3. mi pare che tra l agenzia delle entrate e la CEI ci sia una bella differenza.
        la “forza di legge” non la possono avere delle opinioni di uno o piu appartenenti al CEI, finche questo non ha emesso una nuova normativa.

        1. In teoria vale anche per il fisco. Il punto è un altro, non focalizzarti sul parallelo CEI – AdE. Il mio era solo un esempio per farti capire che se “il sistema” ti dice delle cose, ignorarlo o mettersi di traverso potrebbe non essere la soluzione + intelligente se devi vendere o proporre qualcosa a qualcuno, a meno che tu non te ne assuma la tua responsabilità.
          Poi io posso anche essere d’accordo con te su basi e principi, ma la sostanza non cambia.

            1. Uomini che rappresentano un’entità tecnica ufficiale ed importante come la CEI o la AEEG non possono, pur spinti da interessi, far perdere dignità all’istituzione cui appartengono inventandosi un criterio come la “volontarietà di attivazione” per stabilire che un impianto FV a isola non è assimilabile a un UPS e quindi deve sottostare alle norme CEI-021, per poi non saper indicare come potrebbe fare ad essere conforme, visto che essendo a isola non può gestire il parallelo con la rete.

  6. Scusate, per quanto riguarda gli impianti off-grid, atteniamoci ai fatti, in merito ai quali io capito una sola cosa: è stato stabilito che anche un impianto OFF-GRID deve essere conforme alle CEI-021, cioè alla “Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti BT delle imprese distributrici di energia elettrica”.

    Dobbiamo quindi ottenere da un impianto NON CONNESSO ALLA RETE di rispettare regole DI CONNESSIONE CON LA RETE (non certo di parallelo alla rete o di scambio con la rete, visto che quando funziona l’impianto off-grid, la rete è sconnessa).

    Il nocciolo del discorso quindi sta nel fatto che quando l’impianto off-grid viene sconnesso, e i carichi connessi alla rete, ciò deve essere fatto in una modalità conforme alle CEI-021. E’ corretto?

    Chiedo pertanto se cortesemente qualcuno mi sa indicare a quale paragrafo delle norme ci si debba riferire per fare le cose in regola, e se ci sono altre modalità operative cui fare attenzione per essere conformi
    Grazie in anticipo.

    1. Ciao Diego, per provare a rispondere al tuo quesito:
      “Il nocciolo del discorso quindi sta nel fatto che quando l’impianto off-grid viene sconnesso, e i carichi connessi alla rete, ciò deve essere fatto in una modalità conforme alle CEI-021. E’ corretto?”
      ti direi che:
      – un impianto off-grid (con inverter lato utenza e carcabatterie) non può per natura rispondere alla CEI 0-21 come non può farlo un impianto di utenza con UPS (passivo)
      – solo un inverter lato rete (per l’immissione di energia in rete, quindi utenza attiva) può essere certificato e rispondere alle prescrizioni CEI 0-21e se hai solo un impianto off-grid su un impianto di utenza con UPS la certificazione CEI 0-21 dell’impianto di utenza o dell’UPS è comunque un paradosso tecnico;
      – per chi invece ha un impianto fotovoltaico connesso in rete, con inverter lato rete CEI 0-21, questo risponde già di per sè alla norma poiché è stato validato dalla rete di distribuzione al momento della connessione. Quindi inserire un UPS (impianto passivo) in un secondo momento non cambia assolutamente nulla, purché il sistema UPS sia certificato 62040 e non alteri i profili di scambio. Pertanto non si necessita di nessun’altra “certificazione” CEI 0-21.

      Poi, per aggiungere un commento del tutto personale alla questione della “illegittimità del distacco dalla rete dell’impianto di utenza”: questa cosa non sta nè in cielo nè in terra e per giunta lede tutti i principi del diritto privato.
      Ma questa è solo una mia opinione, bisognerebbe sentire cosa ne pensa un buon avvocato.

      1. Grazie Sara, l’obiettivo del post era ricordare che la CEI-021 è la “Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti BT delle imprese distributrici di energia elettrica “.
        Evidenzio “CONNESSIONE” e “ALLE RETI BT DELLE IMPRESE DISTRIBUTRICI”
        Che hanno a che fare le CEI-021 con impianti A ISOLA che NON attuano CONNESSIONE ALLE RETI BT DELLE IMPRESE DISTRIBUTRICI?
        La CEI può definire “sistema di accumulo” nei modi più fantasiosi ed emblematici, ma resta il dato di fatto che l’impianto a isola è a isola.

        Non a caso nel post ho chiesto se qualcuno sapesse indicare di che caratteristiche dovrebbero essere dotati gli ipotetici sistemi a isola CEI-021, perché sarebbe come chiedere ad un produttore di prosciutti di essere conforme alle normative automobilistiche..:-).

        L’unica fase di funzionamento cui applicare norme di sicurezza è la fase di commutazione, cioè evitare che in alcun modo durante lo scambio vi possa essere parallelo fra impianto a isola e rete BT, ma se ciò si attua con un quadro esterno all’inverter e il quadro utilizza teleruttori e componenti a norma immagino si sia in regola.

        Tutt’altro discorso è la gestione del profilo di prelievo (non di immissione, visto che l’impianto a isola non immette in rete BT): qui subentra l’innegabile libertà di prelevare quel che si vuole quando si vuole (ovviamente nei limiti previsti dal contratto di fornitura), pertanto è compito del gestore di rete avere una struttura appropriata

        1. Pubblico un articolo di QUALENERGIA:

          “QualEnergia.it

          Accumulo o UPS? Quando il sistema non è a norma. Un chiarimento

          Martedì, 5 Luglio 2016
          Redazione QualEnergia.it

          Abbiamo sentito l’ingegner Fabio Zanellini del Gruppo “Sistemi di Accumulo” di Anie Energia per farci chiarire meglio le caratteristiche di un sistema FV con storage presente sul mercato di cui siamo venuti a conoscenza (molti ne stanno spuntando), per capire se conforme alla normativa.

          QualEnergia.it ha già affrontato questo argomento di recente, spiegando cosa significa installare un accumulo a regola d’arte (Gli accumuli per il fotovoltaico e “la terza via” del simil-UPS).

          La proposta commerciale

          Dotazione di un impianto fotovoltaico off-grid, quindi non connesso in rete, con inverter che integra la funzione UPS e collega i carichi inserendo un commutatore di linea a valle del contatore Enel per deviare i carichi.

          Questo dispositivo, che risponde alla norma CEI 62040, non immette energia in rete. Si tratta – a dire del distributore – di un gruppo elettrogeno che può caricarsi, oltre che da fotovoltaico o da un impianto mini eolico, anche, in caso di necessità, dalla rete in CA.

          La risposta dell’ing. Zanellini

          Da un punto di vista tecnico e regolatorio il sistema non è conforme. L’impiego di sistemi di accumulo è stato definito con precisione sia dal punto della normativa tecnica di connessione che della regolazione: l’apparato che viene descritto, e in particolare le modalità di funzionamento, classificano il dispositivo come sistema di accumulo, con l’obbligo di rispondere ai requisiti normativi. Si veda a tal proposito la recente FAQ del CEI.

          Qui vi si legge, ad esempio, che le norme CEI 0-21 e 0-16, nell’attuale formulazione, considerano come generatore indirettamente connesso qualsiasi apparecchiatura in grado di generare energia elettrica collegata alla rete mediante interposizione di sistemi di raddrizzamento/inversione (inverter lato rete di distribuzione).

          Secondo queste norme qualsiasi sistema di accumulo (non riferibile ad un UPS) deve essere considerato come generatore. Infatti la presenza di un sistema di accumulo in un qualsiasi impianto ne comporta la classificazione di impianto attivo.

          Per un funzionamento da UPS si prevede, invece, la separazione dalla rete e il funzionamento dell’UPS in isola sui carichi avviene pertanto solo nel caso di assenza o anomalia della rete stessa.

          Un sistema di questo tipo, quindi, non solo va ad alterare il profilo di scambio con la rete, ma prevede anche la volontarietà del distacco dalla rete. Due aspetti che lo identificano come sistema di accumulo a tutti gli effetti.

          L’unica possibilità di utilizzare questo sistema è staccarsi completamente dalla rete e chiedere contestualmente all’Enel di togliere il contatore.

          Non esiste pertanto una via più conveniente o opportuna, ma la sola via definita dalla norma tecnica di connessione, che, essendo approvata da delibera dell’Autorità per l’Energia, deve essere obbligatoriamente seguita (a breve usciranno norme tecniche ancora più chiare su questi aspetti).

          Chiunque si pone al di fuori di questa strada realizza un impianto non conforme e si espone alle conseguenze del caso.

          Con la diffusione di queste offerte sul mercato non è escluso che le ispezioni possano diventare sempre più frequenti.

          Articolo originale

          © 2012 – 2016 QualEnergia.it
          redazione-online@qualenergia.it

          1. Vedi Fabio pur citando una fonte autorevole hai solo portato una opinione.
            Sbagli e sbagliano gli articolisti. La citata norma CEI 62040 non è CEI ma una
            norma europea. Più correttamente si parla di IEC 62040 è una norma europea uno standard internazionale, non una norma italiana (per ns fortuna) e non può essere modificata da nessun Comitato Elettrotecnico Italiano. E davanti ad un qualsiasi tribunale europeo ha una valenza superiore ad una qualinque CEI.
            In tale norma più precisamente nella IEC 62040-1-1 di 50 pagine e sei definizioni (incredibile la semplicità in cui noi italiani sicuramente non eccelliamo) si definisce:

            3.1.1
            uninterruptible power system (UPS)
            combination of convertors, switches and energy storage devices (for example, batteries), constituting a power system for maintaining continuity of load power in case of input power failure

            ora noi diamo per scontato come diceva Sara nei suoi interventi che l'”input power” sia la rete fornita dal distrubutore ma non è cosi, perchè la nostra semplicissima norma ci viene in aiuto nella terza delle sei definizioni dicendo che:

            3.1.3
            primary power
            power supplied by an electrical utility company or by a user’s generator

            Più chiaro di cosi si muore. La sorgente di alimentazione primaria per la quale devo garantire la continuità può essere quella fornita dal distributore (electrical utility company ), ma può anche essere fornita da un generatore dell’utente (user’s generator). Pertanto si evence che posso alimentare normalmente i miei carichi con il mio generatore, ad esempio il fotovoltaico e usare come secondaria (di back-up) un altra fonte ad esempio la rete perchè lo scopo dell’UPS come da definizione è quello di mantenere la continuità di alimentazione del carico.

            Quello che si evince da tutta la questione sugli accumuli nata in questi ultimi anni è che ci sono interessi molto importanti che si muoveranno e che vogliono controllare dall’alto tirando ognuno acqua al proprio mulino.
            Ora sono pienamente daccordo che l’inserimento di sistemi di accumulo su impianti connessi in rete vada normato e controllato, ma qui l’aspetto regolatorio è già quasi tutto definito:
            – modifica connessione impianto presso e-distribuzione (TICA)
            – modifica posizione impianto in GAUDi’
            – Inizio – Fine Lavori presso GSE per il mantenimento dell’eventuale incentivo per impianti in Conto Energia e o SSP/RID

            Ma per impianti nuovi non in parallelo di rete siamo al ridicolo

            1. Finché qualcuno non ci spiega come può fare un impianto a isola non connesso alla rete a soddisfare norme di connessione alla rete (cioè le CEI-021), ogni discussione è inutile.

              1. Che io sappia è una questione di sicurezza e gestione della rete.
                Noi stiamo utilizzando una rete che è atta a sostenere tutti gli utenti, sia che consumino, sia che non consumino, sia se lo fanno tutti insieme, sia se lo fanno in modo distribuito.
                Tutti gli utenti che hanno il fotovoltaico “Grid Connected”, creano una forte indeterminatezza perché per molti mesi all’anno producono di più del loro fabbisogno e quindi immettono energia in rete….. in altri mesi (dicembre – novembre, ecc) invece consumano molto di più, e solo in quel breve periodo.
                Bene, la rete deve essere in grado di soggiacere a tutte queste variazioni e con la CEI 0-21 di fatto si chiede “un aiuto” per sostenere queste variazioni.
                1) Quando i parametri di rete vanno fuori tolleranza per eccesso di energia, la rete necessita che gli utenti che producono (impianti FV) riducano la loro produzione fino allo spegnimento se necessario (CEI 0-21), e gli utenti che potrebbero consumare (kit accumulo) devono poter caricare la batteria (senza rovinarla) per assorbire tale eccesso e riequilibrare la rete (CEI 0-21);
                – Di contro, quando la rete è in difficoltà per eccesso di consumo (inverno estremo oppure estate con tutti i condizionatori accesi), essa è in difficoltà e necessita che i dispositivi che sono in grado di farlo (alcuni kit accumulo), riversino energia in rete per aiutare a non avere un black out.

                BENE, forse il secondo punto non è possibile per tutti, ma il primo punto (ricaricare le batterie quando la rete ha un eccesso di energia da smaltire) lo possono fare quasi tutti i kit, poiché hanno sempre a bordo dei caricabatterie di emergenza.
                Questo è quello che viene richiesto, si può essere d’accordo oppure no, ma questa di fatto è la legge.

                1. Fabio siamo perfettamente d’accordo.
                  Il problema è un altro. Il modo di fare accumulo o meglio risparmio energetico non è solo con gli schemi topologici proposti nella 0-21, ma ve ne sono anche altri dove le batterie e il fotovoltaico non sono in parallelo di rete e pertanto i servizi richiesti non sono applicabili.

                  Solo per il fatto di utilizzare la rete come back-up della fonte rinnovabile con batteria non possono imporre una conformità valida per i sistemi in parallelo di rete.

                  Per semplificare in modo estremo vedi un UPS funzionante al contrario dove la fonte primaria non è più la rete ma il FV + Batt e la linea di back-up applicata allo switch di by-pass è la rete, che quando entra in funzione alimenta solo i carichi e mai le batterie.
                  Un sistema di questo tipo è al di fuori del campo di applicabilità della CEI 0-21

  7. Buonasera,
    sto cercando di capire qualcosa in più sui sistemi di accumulo e sono capitato su questa pagina. Ho letto con attenzione il suo articolo ma ho un dubbio che non riesco a sbrogliare.

    Cito dal suo articolo:
    “Ma questo non è l’unico modo di connettere un sistema di accumulo: è possibile infatti avere sistemi dotati di un punto di collegamento in ingresso e di un altro punto di collegamento in uscita fisicamente separati tra loro; essi sono programmati per assorbire energia ma rilasciarla esclusivamente verso le utenze e non verso la rete; proprio questi rispondono alla normativa che regola i sistemi UPS, cioè la CEI-EN 62040.”

    Alla luce della FAQ CEI 0-21, CEI 0-16 Sistemi di accumulo e UPS del 04/03/2016 mi sembra di capire che il CEI non ammetta l’installazione di un UPS utilizzato come
    sistema di accumulo in quanto non conforme alla normativa vigente.

    Cito dalla FAQ:
    “Le soluzioni oggetto del quesito non possono essere considerate un UPS ai fini delle attuali Norme 0-21 e 0-16, poiché il loro funzionamento (comportando disconnessioni volontarie dalla rete anche in situazioni di rete in normale funzionamento) ne impedisce la rispondenza ai requisiti funzionali delle Norme CEI EN 62040-1, CEI EN 62040-3 e CEI EN 50171 attualmente in vigore. Tali norme, infatti, prevedono la separazione dalla rete ed il funzionamento dell’UPS in isola sui carichi solo nel solo caso di assenza o anomalia della rete stessa. Pertanto, un sistema di accumulo, sia esso integrato o separato rispetto ad un impianto di generazione (o, al limite, installato presso un utente passivo) e utilizzato per gestire produzione o carico (o anche solo il carico) secondo logiche destinate, per esempio, alla massimizzazione dell’autoconsumo, o secondo altre logiche funzionali ad esempio a criteri di efficienza energetica, deve rispondere alle prescrizioni contenute nelle norme di connessione CEI 0-16 e 0-21 nell’attuale formulazione; infatti, esso non si separa dalla rete in caso di assenza o di anomalia della stessa (funzionamento da UPS) ma secondo altre logiche.”

    Quindi un sistema che comporta disconnessioni volontarie dalla rete non è un UPS ma un sistema di accumulo, per cui soggetto alla certificazione CEI 0-21 per la bassa tensione.
    Mi sembra quindi che i sistemi che lei propone come conformi alla CEI-EN 62040 non siano utilizzabili.
    Può chiarirmi questo aspetto?
    Grazie

    1. E’ così. In effetti dovrei modificare parte dell’articolo per adeguarlo al documento di cui lei fa riferimento, in realtà ne volevo scrivere uno nuovo di sana pianta, vediamo cosa riesco a fare.

      Di fatto quel documento sancisce che tutti i sistemi di accumulo, compresi quelli “off-grid” che cioè non sono connessi alla rete non immettendo energia in nessuna condizione, devono rispondere comunque alla CEI 0-21, con buona pace di chi pensava di “cavarsela”.

      Occhio quindi ai sistemi in commercio, per chi vuole acquistarne uno; devono avere la certificazione vera e propria, non semplici dichiarazioni di conformità alla CEI 0-21 o cose simili.

      1. Come può un sistema ad isola, che per definizione non funziona in parallelo alla rete e non ha mai nessun rapporto con la rete rispondere alle CEI-021? Di che caratteristiche deve essere dotato? Forse, se il sistema ad isola utilizza la rete come energia di scorta sarà il relè di commutazione da isola a rete (separato dall’inverter) che dovrà essere in qualche modo “normato”

        1. In teoria la CEI 0-21 si applica anche ad i sistemi in isola, almeno così riporta nel capitolo “campi di applicazione”:
          “impianti di produzione (Utenti attivi) connessi alle reti di distribuzione dell’energia elettrica riguardanti installazioni fisse, mobili o trasportabili, che convertono ogni forma di energia utile in energia elettrica, collegati in parallelo alle reti BT del Distributore in modo continuativo, di breve durata, oppure funzionanti in isola su una rete del produttore”.
          Secondo me bisogna distinguere tra gli impianti in isola che non hanno alcun tipo di collegamento con la rete di distribuzione (perchè ad esempio inesistente) tipo baita in montagna e gli impianti in isola che hanno un relè di commutazione per il bypass verso la rete quando la batteria è scarica.
          Quest’ultimi a mio avviso devono essere conformi CEI 0-21: con quali modalità non mi è ben chiaro e spero che in questa sede di possa fare chiarezza.

          1. Salve, la sua interpretazione è corretta.

            I sistemi “puri OFF GRID” sono le baite di montagna dove non abbiamo la rete …

            i sistemi “Off Grid” intesi come:
            – sistemi FV direttamente connessi al pacco batterie senza stadio di conversione in AC
            – muniti di Inverter Ibridi DC – AC che prelevano energia dal pacco batterie e la riversano verso le utenze

            Devono corrispondere alla CEI 0-21

      2. cit. “Di fatto quel documento sancisce che tutti i sistemi di accumulo, compresi quelli “off-grid” che cioè non sono connessi alla rete non immettendo energia in nessuna condizione, devono rispondere comunque alla CEI 0-21, con buona pace di chi pensava di “cavarsela”.”

        Qui devo dissentire, mi dispiace.

        Letteralmente quel documento sancisce che un UPS (certificato secondo la EN 62040) non deve rispondere alla CEI 0-21 perchè:

        – un UPS non è mai un sistema di accumulo SdA perchè non contiene alcun inverter cc/ca lato rete di distribuzione, pertanto non è mai considerato un generatore indirettamente connesso con la rete di distribuzione;
        – un UPS non altera mai i profili di scambio (immissione/prelievo), quindi non può immettere energia in rete o ricaricarsi dalla stessa (punto a mio parere pacifico per quanto riguarda il profilo di immissione ma molto discutibile per quanto riguarda il profilo di prelievo); ciò comunque non toglie che un UPS possa ricaricarsi dall’impianto fotovoltaico connesso in rete di proprietà dell’utente come avviene per ogni altro carico domestico;
        – un UPS prevede sempre la separazione dalla rete ed il funzionamento in isola sui carichi, pertanto non può e non deve prestare servizi di rete.

        Fino a qui è tutto chiaro e assodato, poi però “dulcis in fundo” sia l’AEEGSI che il CEI vogliono far passare che un UPS entra in funzione “solo nel solo caso di assenza o anomalia della rete stessa.” … ma sinceramente dopo aver letto attentamente la EN 62040 non ho riscontrato alcuna corrispondenza con questa affermazione, anzi: lo scopo unico dell’UPS è quello di mantenere la continuità dell’alimentazione primaria del carico, passando poi ad un’alimentazione secondaria o addirittura ad un’alimentazione di riserva in caso di esaurimento delle prime due.

        La EN 62040 definisce infatti come “Alimentazione primaria” di un UPS: “Alimentazione normalmente disponibile in modo continuo, di solito fornita da un ente erogatore di energia elettrica, ma talvolta prodotta dallo stesso utilizzatore.”

        Ciò implica che è a completa discrezione dell’utente (e non della disponibilità o meno della rete di distribuzione) la scelta di alimentare la propria utenza principalmente con l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico (alimentazione primaria) e accumulata su batterie (alimentazione secondaria) piuttosto che alimentarla da rete (alimentazione di riserva o by-pass).
        Inoltre non mi sembra che sia scritto in nessun contratto di fornitura che se hai un contatore (che paghi profumatamente) non puoi avere anche un impianto isolato dalla rete per alimentare i tuoi carichi o parte di essi, sia in ausilio alla rete o in alternativa a questa.
        Quindi la scusa della “illegittimità del distacco volontario dell’utenza dalla rete” mi pare che non abbia alcun fondamento laddove sono io/utente che scelgo COSA far alimentare dalla rete, in quale momento della giornata o periodo dell’anno e soprattutto SE farglielo alimentare.

        Secondo me hanno aggiunto la frase precedente al solo fine di distorcere l’informazione e diffondere il più possibile gli SdA a discapito degli UPS, per assicurare alla rete gli introiti dovuti alla sua stessa gestione (domande di connessione, dispacciamento, trasmissione, oneri di sistema ecc.) e di ottenere per giunta servizi di rete gratuiti dagli SdA, obbligati a prestarne.

        Purtroppo in questi casi è di vitale importanza saper leggere fra le righe e non affidarsi tout court al messaggio che vogliono far passare tentando per giunta di boicottare un intero settore emergente (quello dei sistemi di accumulo UPS) per il mero interesse economico delle utilities/lobby dell’energia/petrolio e a danno esclusivo del consumatore.

        Questo almeno è quello che ho interpretato io, se qualcuno vuole controbattere con le opportune argomentazioni e qualche riferimento normativo è il benvenuto.

        1. Sara è dal 2012 che mi occupo di SdA off-grid.
          Fin dall’inizio per evitare la schizzofrenia della burocrazia italiana.
          La FAQ della CEI mi avena demoralizzato, anche se come FAQ
          non conta nulla e sulla CEI 0-21 di fatto nen c’è nulla che riguarda
          un off-grid con un by-pass di rete, a meno che non vogliano dei by.pass
          “particolari”.
          In ogni caso la sua discettazione sulla 62040 è molto illuminante.
          Grazie

          1. Grazie a lei Pier Marco, l’azienda per cui lavoro produce sistemi di accumulo UPS dal 1995 e da allora, a forza di superare cavilli normativi, ci siamo fatti le spalle robuste e continuiamo a non mollare nonostante la nostra piccola realtà.

            Spero che le nostre considerazioni possano essere utili a dare uno slancio al settore dei sistemi di accumulo UPS.

            La ringrazio e la saluto.

            1. Cara Sara,
              avrei la necessità di contattarLa direttamente. Da quanto vedo e sulla base delle conoscenze esposte, risulta, a mio parere, molto preparata in materia prendendo in considerazione nel complesso legislazioni, normative e logiche di funzionamento. Mi congratulo altresì per la professionalità e le descrizioni supportate da tesi fin qui date. Per farla breve, come possiamo contattarci? Rimanendo in attesa di un suo gentile cenno di riscontro porgo cordiali saluti.

              Luca

    2. Ciao Leonardo & Ing. Uccia
      Cè un altro Leonardo che, sempre intorno al 20 /24 giugno, ho contattato su un altro Sito perchè chiedeva informazioni FV (di altro tipo) anzichè darle. Non so se puoi essere tu, nel caso mi potrai riconoscere dal “nick name” che non è particolarmente diffuso su questi Siti……
      Sull argomento che hai sviscerato (avere la conoscenza della Normativa è estremamente importante) non mi ero mai appassionato e approfondito per il semplice motivo che la mia “logica minima da verme” mi suggeriva che :
      1) Chi possiede in casa un Contatore con allaccio alla Rete Elettrica NON PUO’ CONTEMPORANEAMENTE AVERE ANCHE UN IMPIANTO FV A ISOLA NELLA STESSA CASA perchè altrimenti ENEL fungerebbe solo da “stampella” a basso costo.
      2) Sempre per lo stesso motivo (stampella a basso costo) NON SONO CONSENTITI GLI IMPIANTI DI ACCUMULO DI ALCUN TIPO CHE NON SIANO DICHIARATI (di qualsiasi tipo essi siano) E QUINDI SOTTOPONIBILI A TRATTAMENTO ECONOMICO CONFACENTE AGLI INTERESSI DI ENEL E ALTRI GRANDI DEL SETTORE.
      3) Credo ancora che, comunque, PER INSTALLARE UN FV A ISOLA (da più di 1 kWp) CI SI DEBBA PRIMA RIVOLGERE A ENEL PER UN POSSIBILE ALLACCIO E, SOLO A SEGUITO DI RIFIUTO ENEL PER ECCESSO DI ONEROSITA’, SI POSSA INSTALLARE IL FV CHE RISULTERA’ REGOLARE.
      Poi non è nemmeno detto che, qualora ENEL estendesse successivamente la Linea per motivi di suo interesse, l’Impianto non diventi IRREGOLARE …..e subentri l’obbligo di allaccio alla Rete.

      Tutto ciò, detto solo perchè memore di un passato non tanto lontano (ante FV) dove era sempre vietato autoprodurre Energia Elettrica, salvo specifico e comprovato stato di necessità e sempre con l’Autorizzazione di ENEL.
      Inoltre ENEL (in tutte le sue diverse sottoforme), TERNA, e altri vari OPERATORI DEL SETTORE devono (oltre che rubacchiare quà è la come è opinione diffusa) comunque tenere in piedi un SISTEMA GENERALE DI RETI che ha i suoi costi ineludibili.
      Per questo motivo è illusorio pensare che, riducendo su vasta scala i nostri consumi energetici personali, i nostri costi reali potrebbero diminuire.
      Se, per esmpio, noi tutti improvvisamente, domani, riducessimo alla metà i consumi di casa nostra, possiamo essere sicuri che, il giorno dopo, il prezzo del nostro kWh verrebbe immediatamente raddoppiato (per forza di cose) e continueremmo a pagare sempre lo stesso importo di Bolletta.

      P.S. Immagino che l’Ing. Uccia non sarà per nulla daccordo con queste mie strampalate opinioni del tutto fuori moda…….però non si sa mai forse sono troppo prevenuto…..

      1. No, no Lei non è affatto prevenuto, è ovvio che io non sia d’accordo, non lo sono mai con chi scrive opinioni di qua e di là sapendo benissimo che sono strampalate in partenza.

        Se sono provocazioni, sono inutili. Se sono domande, basta porle nel modo corretto, in modo che gli argomenti siano fruibili a tutti, è semplice.

        Un impianto “ad isola”, ammesso che lei abbia compreso bene di cosa si tratta (ma sono certo di no, perché “impianto ad isola” detto così è fuorviante), è perfettamente consentito, e non deve essere richiesto il benestare proprio di nessuno.

        Esattamente come aggiungere un sistema di accumulo ad un impianto esistente. Si fa e basta, ovviamente ottemperando agli inutili e farraginosi adempimenti burocratici che come sempre devono sostenere i posti di lavoro della più grande azienda in questo paese…unico punto sul quale forse ci troviamo d’accordo.

        E’ ovvio che la differenza sta tutta tra chi lo realizza BENE e chi vende fuffa, ma questo invece sono certo che lei lo abbia compreso bene.

        In entrambi i casi, fotovoltaico più accumulo connesso alla rete oppure impianto off-grid cioè non connesso alla rete (accezione corretta di “impianto ad isola”), rendono DI FATTO la rete elettrica una stampella a basso costo, è esattamente così, la metafora calza a pennello.

        Infatti è recente la notizia che negli scorsi tre anni in Italia si siano chiusi impianti termoelettrici per 12,4 GW di potenza, ed è dal 2012 che non si accende una nuova centrale termoelettrica…Ah, già, che fesso, è sicuramente colpa della crisi…

        Lo sviluppo delle rinnovabili, anche se Lei non ci crede perché è più semplice fingersi suddito dei “poteri forti” e non fare nulla perché non si può fare a priori, è irreversibile, ma è ovvio che sia così.

        Ed è altrettanto ovvio che ci sarà sempre una resistenza, battaglia, forse guerra da aziende, imprenditori, lobby e movimenti che vedono i propri interessi lesi…c’è, c’è sempre stata, ci sarà sempre, fa parte del gioco, stimola la crescita e il cambiamento, che però è irreversibile, se ne faccia una ragione.

        Quando TUTTI ridurranno della metà i consumi delle proprie case, scrive, i prezzi del kWh si alzeranno…a logica potrebbe anche essere, MA QUANDO avverrà? E’ un ragionamento assurdo, quindi inutile, come è inutile il solo pensare di ridurre su VASTA SCALA i nostri consumi energetici personali. Ma di che stiamo parlando?

        Cortesemente, la smettiamo di dire sciocchezze, onde evitare che i prossimi post finiscano direttamente nel cestino senza nemmeno “passare dal via”??

        Grazie della collaborazione.

        Loris

  8. Complimenti per il blog.
    Vorrei installare un impianto off-grid da 3kwp ed utilizzare la rete solo commutandoci i carichi quando Fv+batterie non sono più in grado di alimentare i miei carichi. Quindi una specie di soluzione di UPS “invertita” che mi dà priorità all’uso della batteria.
    Il progettista che mi ha seguito gli impianti mi dice che questa soluzione non è consentita. Leggendo il commento di Paolo sulla Faq del CEI ho capito L’origine dei suoi dubbi.
    Io non posso considerare il mio impianto un UPS in quanto è a tutti gli effetti un impianto di produzione.
    Quindi la mia prima domanda è :
    mi è consentito dalle leggi vigenti, in luogo con disponibilità di rete, installare un impianto di produzione fotovoltaico off-Grid per alimentare tutti i miei carichi o parte di essi? Se sì, ci sono dei limiti sulla potenza installabile?

  9. Ciao Loris,
    articolo interessante.
    Ho però alcuni dubbi che spero mi chiarirai:
    1. Nell’articolo si parla di immettere energia in rete di notte, ma non ho ben compreso se ad immettere sono i pannelli o le batterie. Attualmente un impianto FV su abitazione con accumulo, può immettere in rete di notte? In teoria no, perché le batterie erogano energia solo in caso di richiesta delle utenze
    2. Caso reale: un utente con impianto FV + accumulo ha verificato e sostiene che il suo contatore registra energia immessa di notte. Possibile?
    3. Quanto costa la connessione ad Enel di un sistema di accumulo (abbinato a FV esistente)? C’è ancora il discorso costo preventivo + costo connessione?

    Grazie mille

  10. Loris, il tuo articolo mi sembra ottimo e pieno di buonsenso: rispecchia ciò che ciascuno di noi operatori del settore ritiene sia il nocciolo del discorso, al punto che ci piacerebbe venisse ufficialmente confermato dalla CEI
    Si tratta però di conciliare la logica (che non fa una piega) della tua affermazione “Tutti i sistemi OFF-GRID, per loro natura, sono indipendenti dalla CEI 0-21, perché essendo veri e propri sistemi ad isola, non immettono energia in rete”
    Con la logica perversa della CEI sull’argomento (risposta più sopra citata da Paolo), che recita: “un sistema di accumulo, sia esso integrato o separato rispetto ad un impianto di generazione (o, al limite, installato presso un utente passivo) e utilizzato per gestire produzione o carico (o anche solo il carico) secondo logiche destinate, per esempio, alla massimizzazione dell’autoconsumo, o secondo altre logiche funzionali ad esempio a criteri di efficienza energetica, deve rispondere alle prescrizioni contenute nelle norme di connessione CEI 0-16 e 0-21”
    Che ne pensi?

    1. Diciamo che la volontà è chiara. Si vuole controllare e legittimare uno Storage sicuro per la rete ed anche per il provider di servizi elettrici, quindi con la certificazione ci sarà:
      – la denuncia dell’impianto
      – il controllo del funzionamento
      – la possibilità di tassare il cliente finale
      – la possibilità di incentivare il cliente finale

      1. In pratica, se il sistema di accumulo off-grid è composto da
        – commutatore bipolare batterie/rete (a norme CE-EN, ad esempio ABB, AEG, Lovato, ecc.)
        – caricabatterie da rete
        – batterie
        – inverter off-grid senza funzione di scambio batterie/rete
        deve essere conforme alle CEI-021? Quali componenti esattamente?

          1. Non posso credere che le norme CEI-021 impediscano di:
            – avere un caricabatterie in casa con il quale caricare delle batterie
            – disconnettere apparecchiature volontariamente dalla rete
            – utilizzare l’energia delle batterie per alimentare apparecchi in casa essendo sconnesso dalla rete

              1. Suvvia, non è che fa male… non ha alcun senso: dovremmo imporre la conformità alle CEI-021 a tutti i caricabatterie e batterie dei cellulari, dell’aspirapolvere, delle fotocamere e dei trapani, e così via… che sono tutti “sistemi di accumulo, sia esso integrato o separato rispetto ad un impianto di generazione (o, al limite, installato presso un utente passivo) e utilizzato per gestire produzione o carico (o anche solo il carico) secondo logiche destinate, per esempio, alla massimizzazione dell’autoconsumo, o secondo altre logiche funzionali ad esempio a criteri di efficienza energetica”…..siamo abituati alle norme folli ma così mi sembra veramente troppo

  11. Buongiorno,
    Ringrazio molto dell’articolo sicuramente interessante.
    Vista l’alta competenza avrei bisogno di un chiarimento.
    In una recente faq rivolta direttamente al CEI si parla di sistemi “simil UPS” oppure “off Grid”.
    L’intento del quesito è comprendere se questi sistemi debbano o meno rispettare le prescrizioni della CEI 0-21.

    Tanto per capire faccio riferimento ad un sistema di NUOVA installazione di tipo “off grid” composto da impianto fotovoltaico con sistema di accumulo elettrochimico, inverter “off grid ibrido” e regolatore che gestisce le batterie.
    In pratica il sistema non lavora mai in parallelo alla rete perchè esiste un interblocco a due posizioni lato rete che commuta tutta l’utenza (e solo questa) verso la rete quando è necessario (impianto fotovoltaico che non produce e batterie scariche). Il sistema quindi non è mai direttamente connesso alla rete (non può mai immettere in rete e cambiare il profilo della stessa).
    Da quello che posso capire il sistema non rientra ne nei sistemi a funzionamento continuo in parallelo alla rete e non è un UPS.

    Di seguito la risposta del CEI che da una interpretazione diversa da quella che mi aspettavo:

    “Le Norme CEI 0-21 e 0-16 considerano come generatore indirettamente connesso qualsiasi apparecchiatura in grado di generare energia elettrica collegata alla rete mediante interposizione di sistemi di raddrizzamento/inversione (inverter lato rete di distribuzione).

    Secondo le stesse norme, qualsiasi sistema di accumulo (non riferibile ad un UPS) deve essere considerato come generatore; infatti, la presenza di un sistema di accumulo in un qualsiasi impianto ne comporta la classificazione di impianto attivo.

    Le soluzioni oggetto del quesito non possono essere considerate un UPS ai fini delle Norme 0-21 e 0-16, poiché il loro funzionamento (comportando disconnessioni volontarie dalla rete anche in situazioni di rete in normale funzionamento) ne impedisce la rispondenza ai requisiti funzionali delle Norme EN 62040-1, EN 62040-3, Norma EN 50171. Tali norme, infatti, prevedono la separazione dalla rete ed il funzionamento dell’UPS in isola sui carichi solo nel solo caso di assenza o anomalia della rete stessa.

    Pertanto, un sistema di accumulo, sia esso integrato o separato rispetto ad un impianto di generazione (o, al limite, installato presso un utente passivo) e utilizzato per gestire produzione o carico (o anche solo il carico) secondo logiche destinate, per esempio, alla massimizzazione dell’autoconsumo, o secondo altre logiche funzionali ad esempio a criteri di efficienza energetica, deve rispondere alle prescrizioni contenute nelle norme di connessione CEI 0-16 e 0-21; infatti, esso non si separa dalla rete in caso di assenza o di anomalia della stessa (funzionamento da UPS) ma secondo altre logiche.

    Inoltre, tali sistemi dovranno sostenere le prove previste per i sistemi di accumulo nelle norme predette (CEI 0-21; CEI 0-16), a seconda del livello di tensione di connessione.

    Le distinzioni tra UPS e sistemi di accumulo risultano peraltro congruenti con quanto stabilito dalle vigenti Delibere dell’Autorità, che riportano il criterio di non modifica dei profili di scambio dell’utente con la rete e quello della non volontarietà del distacco dalla rete”

    Mi potrebbe aiutare a comprendere meglio la questione?
    La ringrazio

    1. Ciao Paolo, oltre al tuo quesito, vorrei aggiungere; è possibile utilizzare un UPS caricato da pannelli fotovoltaici addizionali anziché dalla propria produzione FV su un’impianto incentivato con il 4° conto energia? A quale norma bisogna fare riferimento? Ovviamente utilizzandolo solo come UPS, mai nessun parallelo con la rete Enel e modifiche all’impianto già esistente. saluti.

  12. Se utilizzo un impianto off grid e mi trovo nella condizione che l’impianto produce energia in eccesso rispetto al fabbisogno e le batterie sono già cariche, l’energia in eccesso dove finisce ?
    Grazie anticipate.

    1. Da nessuna parte…semplicemente l’impianto non produce più energia. È quello che succede in un impianto solare termico quando l’acqua nel serbatoio di accumulo raggiunge la temperatura massima ammessa: la pompa di circolazione si ferma, e non viene più prelevato calore.

      Una soluzione è quella di attivare in modo opportuno carichi ausiliari comunque necessari, come appunto uno scaldaacqua in PDC oppure più grezzamente, a resistenza.

      1. Intanto la ringrazio per la risposta, e le pongo un’ultimo quesito approfittando della sua disponibilità:
        Ho una baita in montagna, se istallassi pannelli fotovoltaici, caricabatterie ed accumulo ed utilizzerei l’energia in bassa tensione per alimentare lampade a led a basso voltaggio, rientrerei cmq nella CEI-021 ? da quello che ho letto sembrerebbe di no, ed anche in quel caso l’impianto smetterebbe di produrre a batterie cariche ?
        La ringrazio anticipatamente.

  13. Non mi è chiara una cosa.

    Se volessi installare un nuovo impianto fotovoltaico, con relativo accumulo, e connettere tutto l’impianto alla rete, sarebbe possibile gestire le immissioni in rete (magari tramite un trader) in maniera tale che anche la batteria possa dialogare con la rete in maniera “smart” per ottimizzarne le immissioni?

    La normativa non sembra proibirlo, ma non sembra nemmeno definirne le modalità, che non dovrebbero però essere differenti da quelle dell’impianto fotovoltaico ad essa collegato. Sbaglio?

    1. Credo proprio di sì…dipende però molto dal sistema (potenza impianto e capacità accumulo Vs assorbimento) e dalle logiche di funzionamento previste dal costruttore dell’inverter.

      1. Alcuni accumulatori di nuova generazione prevedono già la possibilità “tecnica” (che suppongo sia una una “semplice” scheda di rete o roba simile) di operare in una smart grid al fine di ottimizzare le immissioni, ma quello che mi domando è se il trader debba considerarla una qualsiasi UP come altre oppure se la normativa preveda casistiche specifiche.

        Oppure, alternativamente, se l’impianto fotovoltaico+accumulo venga considerato come una unica UP e pertanto risponda a logiche particolari (sempre dal punto di vista normativo).

  14. Ciao, poco sopra hai scritto:
    “I sistemi ON-GRID Lato-Produzione devono essere certificati CEI 0-21 dai produttori;”
    La domanda che ti rivolgo è: E’ il sistema a dover essere certificato CEI021, ovvero l’intero sistema FV+INVERTER+ACCUMULO, e pertanto, se non erro, di fatto è l’inverter a dover rispondere alla normativa”.
    Intendo dire che se ho già installato un impianto fv con il suo inverter certificato, ed ora vado ad implementare un impianto di accumulo costituito da BMS e batterie, lato continua, che utilizzano lo stesso inverter esistente per la immissione in rete, cosa altro devo certificare dal momento che l’inverter utilizzato, esistente e già installato ha già superato l’iter di autorizzazione di allaccio alla rete?
    grazie per la risposta

    1. Ciao Alessandro, rispondo alla tua domanda spero in modo esauriente:
      – hai un FV connesso a rete con Inverter CEi 0-21
      – vuoi mettere un accumulo in DC lato produzione, giusto ?
      Dunque: questo sistema di accumulo
      – sarà in grado di accumulare corrente in eccesso di giorno (di solito usando solo un mppt, quindi con una stringa sola di moduli -> se hai un impianto con 2 falde userai solo metà del tuo impianto per caricare le batterie)
      – farà in modo che il tuo Inverter Grid PRODUCA corrente in ore serali (quando non è previsto), e quindi di fatto modifica il profilo di immissione, immettendo in un orario in cui non è previsto.

      Per questo, la procedura da fare dovrebbe essere più o meno questa:
      – presentazione della domanda di connessione di nuovo impianto di accumulo (domanda ad ENEL – GSE)
      – remissione del regolamento di esercizio
      – caricare nel portale GSE nella sezione “altri documenti” del certificato CEI 0-21 del tuo sistema di accumulo

      Spero di averti risposto in modo esauriente

      1. Grazie mille. Mi è tutto chiaro quello che mi ha risposto. Grazie mille. Per quanto riguarda il rispetto della Cei 0-21, è sempre lo stesso inverter che già è installato a dover rispodnere alla normativa, quindi se era ok prima, lo sarà anche dopo l’installazione delle batterie.
        In Pratica l’enel si fa pagare altri 200 euro per non fare un bel niente. Giusto?
        Grazie

        1. Diciamo che tecnicamente, siccome il punto di scambio attivo sarà in grado di immettere coerente in orari diversi, cambia il profilo di immissione, e vogliono essere al corrente di questo cambiamento.

          1. vero, ma il sistema di accumulo “legge” la misura sul contatore di prelievo/immissione, e quando vede che sta immettendo in rete energia che proviene dalle batterie, si ferma. Pertanto non accade mai che il sistema immetta in rete se non quando c’è esubero di energia prodotta dall’impianto e le batterie sono gia cariche, quindi in momenti in cui ci sarebbe stata immisione di energia anche senza batterie. Tu mi potresti obiettare che “è vero, però altero i profili di prelievo”. Io ti direi che li vorrei sfidare a provare che l’alterazione dei profili di prelievo per la posa delle batterie lato cc è dovuta alle batterie e non ad una mia variazione di abitudini di consumo!!
            Io continuo a leggere la cosa come un accrocchio burocratico per succhiare altri 200 euro ai poveri cittadini.

            1. Aggiungo:
              – accrocchio burocratico, molto probabilmente hai ragione
              – molto probabilmente è anche un’azione per scoraggiare l’installazione dei sistemi di accumulo

      2. Ciao Fabio,
        la tua risposta mi ha chiarito alcuni punti.
        Nel caso invece l’inverter esistente non sia certificato CEI 0-21, l’aggiunta di un SdA comporta la necessità di sostituire l’inverter con uno CEI 0-21, anche se il SdA è certificato CEI 0-21?
        Non ho trovato niente al riguardo nella 0-21 e nemmeno nella 574.

        Grazie

        1. Salve,

          Non ho una conoscenza precisa in questo punto specifico, ma so che alcuni conoscenti per poter allacciare un SDA hanno dovuto aggiornare alla CEI 0-21 l’inverter grid pre-esistente. Non so però rispondere se questa sia una regola tassativa

          1. Grazie per il feedback.
            Nel frattempo ho ripescato la delibera 243/2013, la quale nelle premesse cita testualmente che si è pensato di:

            “escludere dagli adeguamenti di cui al precedente alinea gli impianti di potenza fino a 6 kW connessi alle reti di bassa tensione poiché tali impianti, molto numerosi, sono poco rappresentativi in termini di potenza complessivamente installata (circa 600 MW); tali impianti saranno comunque oggetto di automatico adeguamento, nel medio termine, alla Norma CEI 0-21 per effetto delle progressive sostituzioni degli inverter e dei sistemi di protezione d’interfaccia”.

            Quindi sembra che fino a 6 kW basti fare il retrofit aggiungendo il SdA normato CEI 0-21, poi quando l’inverter si guasterà se ne metterà uno rispondente alla norma.

            1. Gabriele dovrebbe essere cosi in realta il Portale Produttori di e-distribuzione non consente di inserire SdA senza anche aggiornare CEI 0-21 dell’inverter esistente.
              Provare per credere

  15. ciao,
    ho due impianti fv il primo realizzato con il 2° C.E. da 2,38 kw, il secondo realizzato con il 4° C.E. da 2,94 kw entrambi con SSP.
    Vorrei realizzare un impianto di accumulo, nel frattempo mi sono procurato 10 di queste batterie SBL304/2 1.2V 304Ah Batteria NiCd.
    Vorrei impiegarle per alimentare alcune utenze durante le ore notturne, sono in dubbio se fare un impianto ad isola, comprando dei pannelli fv da dedicare a tale impianto, oppure collegarle agli impianti esistenti.
    Raffaele

    1. Salve Raffaele.
      Le batterie, per quanto siano di una tecnologia sicuramente avanzata (NiCd) formano, opportunamente collegate in serie, un gruppo di accumulo di SOLI 12V con 3,65Kwh Lordi (scaricabili circa all’80% vista la tecnologia). Vi sono pochissimi sistemi in grado di gestire pacchi da 12Vdc, perchè la tensione è molto bassa e quindi problematica per garantire delle discrete perfomance senza troppe perdite.
      Inoltre (come per il litio) il suo pacco batterie necessiterebbe di una BMS (Battery Management System) in grado di tenere equilibrate le singole celle tra di loro.
      Rimane il fatto che senza dubbio il setup ideale sarebbe quello di un kit “retrofit” in grado di massimizzare l’autoconsumo dei due impianti fotovoltaici esistenti.

      1. Grazie. Quindi non devo fare nessuna comunicazione con il gse ne con lenel. Ma solo comunicare al comune e allasl di competenza che sto per effettuare i lavori.
        Grazie per la risposta.

          1. Scusa fabio una domanda ancora.
            l’Iva.
            Se compro io i pannelli e il materiale quindi fattura intestata a me. E poi faccio installare il tutto a una ditta, l’Iva di acquisto dei pannelli è al 10 o al 22%?
            Grazie

  16. Chiaro ed esplicito. Ho capito che nel mio caso mi serve del materiale certificato CEI 0-21per installare gli accumulatori per fotovoltaico già attivo.

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