ECOBONUS E FOTOVOLTAICO: CONVIENE LA CESSIONE DEL CREDITO O LE DETRAZIONI FISCALI?

cessione del credito

Confesso che alla lettura dell’articolo 10 del Decreto Crescita che estende il meccanismo della “cessione del credito“, (il testo del decreto e il successivo provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate li potete scaricare alla fine di questo articolo), approvato dal governo “giallo-verde” appena un paio di mesi prima della crisi, la mia prima reazione è stata di pura incredulità.

Ho sempre pensato che aspettare dieci anni per recuperare i bonus che lo stato ci mette a disposizione (ricordo dal 50% all’85% della spesa sostenuta a seconda degli interventi) fosse un pò il vero limite di un impianto normativo nel complesso vincente, che ha contribuito a sostenere sempre di più il mercato dell’edilizia e delle ristrutturazioni fin dal 2007.

Quindi all’idea che si potesse recuperare subito tutto il bonus, senza attendere i dieci anni, cedendo al fornitore il proprio “credito fiscale” in certi casi addirittura sotto forma di sconto in fattura, beh…sono letteralmente sobbalzato dalla sedia!

Poi però, leggendo meglio il testo della legge, mi è apparso immediatamente chiaro che anche questa volta il diavolo aveva fatto la pentola ma non il coperchio.

Come funziona la cessione del credito fiscale

Se non sai (o non hai capito bene) di che si tratta, te la faccio molto semplice:

Il bonus sotto forma di detrazione fiscale che lo stato mette a disposizione per gli interventi di ristrutturazione edilizia (50%), riqualificazione energetica (65%) e adeguamento sismico (fino all’85%), non è altro che un credito di imposta che tu acquisisci in automatico (in realtà ci sono delle regole, ma non è questo l’argomento) nel momento in cui decidi di effettuare dei lavori nella tua casa o nella tua azienda.

Normalmente questo credito di imposta viene spalmato in 10 anni, cioè lo stato dice: ok, ti regalo parte del costo dei lavori che hai effettuato, ma ti restituirò questi soldi in 10 anni facendoti pagare un pò meno tasse, anno dopo anno.

Ecco, grazie a questo decreto, oggi questo credito di imposta può essere recuperato anche subito, girandolo integralmente all’impresa esecutrice dei lavori sotto forma di “cessione del credito”, in alcuni casi anche con uno sconto immediato in fattura.

Ovviamente se l’impresa lo accetta, perché in effetti la norma non pone un obbligo, ma offre una possibilità.

Attenzione: cessione del credito e sconto immediato in fattura sono cose diverse!

O meglio, sono la stessa cosa, ma gestita in tempi diversi.

La meccanismo infatti implica che tu, cedendo “in blocco” al tuo installatore il credito fiscale che maturi dallo stato, dovresti ricevere da lui una contropartita economica equivalente.

Giusto?

Ecco, le regole per la CESSIONE DEL CREDITO prevedono che l’installatore ti può restituire i soldi solo DOPO che questo credito è diventato certificato e “disponibile” nei rispettivi cassetti fiscali; cioè di fatto a partire dal 20 marzo dell’anno successivo a quello di realizzazione dei lavori.

Quindi tu paghi il lavoro completamente come da accordi con il tuo installatore, e poi da marzo dell’anno dopo dovrebbe restituirti l’equivalente del credito fiscale che ti spetta (se ovviamente tutto è stato fatto bene, le carte sono a posto, ecc…) al netto di eventuali spese di gestione e commissioni.

Con lo SCONTO IMMEDIATO IN FATTURA, invece, l’installatore ti restituisce subito i soldi del credito fiscale che hai maturato, senza attendere che il fisco lo certifichi e lo renda disponibile nei cassetti fiscali.

E’ tanta roba… ma non per tutti. Infatti non ti ho ancora detto che mentre la cessione del credito si può applicare a:

  • interventi di ristrutturazione edilizia detraibili al 50%
  • interventi di riqualificazione energetica di edifici residenziali detraibili al 65% (ecobonus)
  • interventi di riqualificazione energetica sui condomini detraibili al 65% e 75%
  • interventi di adeguamento sismico detraibili fino all’85%

cioè in sostanza a tutti gli interventi oggi detraibili, lo sconto immediato in fattura NON si applica interventi di ristrutturazione edilizia detraibili al 50%, quindi per esempio al fotovoltaico, alla sostituzione di una caldaia a condensazione (se non possiede i requisiti per l’ecobonus), sistemi di accumulo, lavori di ristrutturazione in genere, e così via.

Ciò detto, entriamo nel merito della questione.

Dove sta la fregatura

Il genio che ha pensato a questi meccanismi, non ha però dato nessuna via d’uscita alle imprese che si dovrebbero accollare il credito fiscale del cliente.

Infatti l’impresa che ha eseguito i lavori si trova a dover gestire finanziariamente subito (nel caso dello sconto immediato in fattura) o nel giro di pochi mesi un mancato incasso pari al 65%/75% del fatturato, che però non gli viene rimborsato altrettanto velocemente (o comunque in tempi ragionevoli) dal soggetto che ha elargito il bonus (cioè lo stato), ma può essere solo “compensato” con le imposte da versare nei CINQUE (sconto immediato) o DIECI (cessione del credito) anni successivi.

L’unica via di uscita prevista dalla legge è che questo credito di imposta assunto dall’impresa, potrà essere “girato” a sua volta ai propri fornitori, MA SOLO SE questi ultimi sono disposti a riceverlo; non è concesso invece passarlo alle banche.

Detta semplicemente, è come se tu volessi regalare un anello a tua moglie o alla tua fidanzata MA con i soldi del gioielliere, dicendogli che qualcun’altro lo pagherà un pò alla volta, ma senza che lui possa ricorrere ad una banca per finanziare l’operazione.

Bello, no?

Battute a parte, ti porto un esempio pratico per farti capire un pò meglio:

Supponiamo che tu decida di effettuare lavori di riqualificazione nella tua casa per 9.000 euro, di cui il 65% detraibili fiscalmente; grazie al nuovo decreto, oggi puoi chiedere all’impresa affidataria:

  • uno sconto immediato in fattura di 5.850 euro;
  • oppure il rimborso della stessa cifra in un unica soluzione entro marzo dell’anno successivo a quello dei lavori.

mentre prima avresti dovuto pagare l’intero importo per poi avere un rimborso fiscale di 585 euro all’anno per 10 anni.

Dal canto suo l’impresa si troverà però a dover gestire un minor incasso degli stessi 5.850 euro, che potrà:

  1. trattenere dalle tasse che deve al fisco, spalmando l’operazione in 5 o 10 anni a seconda che abbia concesso lo sconto in fattura o la cessione del credito;
  2. girare questo credito ai propri fornitori nello stesso modo, ma solo se questi ultimi lo accettano.

In altre parole la criticità sta nel fatto che si offre una grande opportunità al cliente finale (la pentola), ma senza offrire alle imprese un modo semplice e funzionale per poter gestire questa opportunità (il coperchio).

Le micro imprese artigiane che realizzano gli impianti e le ristrutturazioni, infatti, durante l’anno non accumulano mai debiti fiscali così rilevanti, perché l’IVA è agevolata al 10% (e in realtà non è un costo ma una partita di giro), mentre le altre tasse (tranne poche e rare eccezioni) si calcolano sempre sugli UTILI e mai sul fatturato.

Immagino che siano concetti poco familiari per chi non si occupa di impresa, ma credimi, per come è strutturato, questo decreto è inapplicabile per quasi tutte le piccole aziende artigiane: che però sono praticamente le uniche in grado di offrirti soluzioni di qualità, consulenze tecniche degne di questo nome, e un servizio di post-vendita almeno decente, e per te il rovescio della medaglia sta tutto qui.

L’unica chance è che i fornitori che stanno a monte della filiera ci mettano una pezza assorbendo loro il credito fiscale del cliente finale; salvo naturalmente modifiche alla legge, quando e SE MAI ci saranno.

Pertanto la cessione del credito NON è un meccanismo alla portata di tutti, e questo è il limite principale del decreto: avvantaggia solo le grandi aziende, quelle che vivono grazie alla finanza.

Ma anche quelle che ti trattano come un numero, quelle che forniscono un servizio mediamente scadente, quelle che ti mandano a casa il piazzista che ti racconta montagne di cazzate pur di venderti qualcosa, e che infine hanno post vendita inesistenti; sono quelle aziende che invece di risolverti un problema, te ne creano due.

Sono le aziende che lavorano per scelta di business con il principio “SELL AND FORGET”, cioè “vendi e dimentica”, che in questi anni attraverso i loro affiliati hanno fatto disastri.

Ciò detto, prova a chiederti:

Ha senso comprare un impianto scadente solo per poter cedere il bonus fiscale al tuo fornitore?

Eccoti le risposte:

SI, se cerchi solo il prezzo e accetti il rischio di affidarti ai venditori delle grandi aziende di prima, con tutti i problemi e i pericoli che questo comporta.

Personalmente credo che la scelta di una ristrutturazione edilizia o impiantistica non possa MAI essere solo una questione di prezzo, perché si tratta di decisioni che si prendono una/forse due volte nella vita, e riguardano uno dei beni più preziosi del tuo patrimonio, cioè la tua casa; poi ognuno si assume i rischi che vuole, l’importante è che lo faccia consapevolmente.

SI, se non hai tutti i soldi ma vuoi fare lo stesso il lavoro.

Anche in questo caso però dovresti fare una riflessione da buon padre di famiglia: se non ti puoi permettere una cosa, non la dovresti comprare a sconto assumendoti dei rischi così importanti, perché poi se le cose vanno male che succede?

Per esempio, se decidi di acquistare una pompa di calore per riscaldare la tua casa sostituendo la tua vecchia caldaia, e poi durante l’inverno ti trovi al freddo o più semplicemente ti trovi a pagare bollette assurde anche se il venditore ti aveva detto che avresti risparmiato (e succede molto più spesso di quanto pensi), diventa un problema molto grosso da affrontare, perché tutte le grandi aziende lavorano distribuendo e diluendo le responsabilità…è tutto fatto apposta per non rispondere in caso di problemi.

Ricordi? Sell and forget…

Quindi tu e la tua famiglia avete un problema, l’azienda da cui hai comprato l’impianto (con la cessione del credito e lo sconto in fattura) non vi risponde o lo fa con tempi biblici rimbalzandovi da un Call-center all’altro, e per risolverlo dovrete spendere altri soldi che magari non avete, tanti o pochi in base alla gravità della situazione.

Pensi che io stia facendo del terrorismo o che sia esagerato?

Credimi, non è così, basta che leggi questi screen-shot presi a caso scorrendo qualche post di Facebook sull’argomento…

Testimonianze negative su impianti di Grandi Aziende

NO per tutti gli altri, che non si accontentano di una proposta commerciale ma cercano un servizio TECNICO, trasparente, veloce e personalizzato, non vogliono correre rischi di prendersi delle cantonate, ma soprattutto vogliono essere certi di chi risponde in caso di problemi.

In questo caso il gioco non vale la candela, anche perché comunque il bonus fiscale rimane a disposizione, solo con i tempi canonici.

In altre parole un impianto scadente e la mancanza di responsabilità in caso di problemi non valgono MAI e in nessun caso la cessione del credito; molto meglio un buon lavoro fatto a regola d’arte da detrarre fiscalmente con le regole consuete (alla fine si recupera tutto comunque in ogni caso), ma con la certezza di avere un interlocutore serio e affidabile.

NO se vuoi pagare il tuo impianto il meno possibile, e quindi ottimizzare nel tempo il tuo investimento.

E’ ovvio infatti che la cessione del credito e ancora di più lo sconto in fattura non saranno a disposizione gratis, ma ti costeranno dei soldi, che andranno ad aumentare il prezzo dell’intervento.

Perché vale il principio per cui un beneficio economico SUBITO costa di più di uno spalmato nel tempo, è una cosa che regola gli scambi commerciali dalla notte dei tempi.

Link Utili

Puoi scaricare il testo della legge n.58 del 28/06/2019 “Decreto Crescita” –> QUI

Puoi scaricare il provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate –> QUI

Puoi scaricare la circolare 84/2018 dell’Agenzia delle Entrate con alcuni chiarimenti in merito ai condomini –> QUI

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2 thoughts on “ECOBONUS E FOTOVOLTAICO: CONVIENE LA CESSIONE DEL CREDITO O LE DETRAZIONI FISCALI?

  1. Concordo in parte, in ambito condominiale vi sono situazioni economiche diverse, alcuni preferirebbero pagare tutto subito prima di iniziare i lavori (come dice la legge quando parla di fondo “obbligatorio”, altri cercano dilazioni, altri … fanno fatica a pagare le spese ordinarie.
    Ritengo che questa iniziativa sia una interessante possibilità da riservare a chi non ce la fà.
    Gli amministratori dovrebbero innanzitutto rispettare le leggi orientandosi ad evitare le possibili morosità sulle spese straordinarie (dove la solidarietà fra condomini non è prevista se si accantonano preventivamente nel fondo gli importi).
    Se una percentuale relativamente bassa di condomini opta per la cessione del credito poco male, se sono tanti ho idea che il prezzo del lavoro tenda a tener conto della situazione.

    1. Il problema, Luigi, non sta nella bontà dell’idea o dell’opportunità per il cliente finale, privato o condominio che sia; risiede nella mancanza del “coperchio”, cioè dell’imprescindibile copertura finanziaria che lo stato avrebbe dovuto normare tenendo conto di come funziona nella realtà una qualsiasi piccola impresa.

      Attenzione che non è un fatto marginale, perché costringe i clienti che vogliono beneficiare di questo sconto fiscale immediato a lavorare solo con grosse aziende, che però notoriamente non sono in grado per scelta, o in malafede per puro opportunismo, di garantire impianti di adeguata “qualità” o con un sufficiente servizio post-vendita, come la storia di questi ultimi 10 anni insegna (o dovrebbe farlo, se la gente si togliesse una buona volta il prosciutto dagli occhi).

      La qualità di un impianto non è solo data dalla marca dei pannelli o più in generale dei materiali che uno sceglie, come erroneamente pensa la maggior parte delle persone: è l’esperienza di acquisto complessiva, dalla presentazione commerciale, alla progettazione tecnica, ai tempi di realizzazione, alla capacità di rispondere in caso di problemi, all’ESSERCI sempre quando serve. Ciascuno di questi aspetti meriterebbe interi articoli, ma se poi la gente si accontenta è un altro paio di maniche.

      Ecco, questa legge così com’è, è perfetta proprio per chi si “accontenta” di avere qualcosa di mediocre magari “vestito” bene da un marchio o dalla parlantina di uno scaltro venditore.

      l’unica soluzione è che la filiera di cui le piccole e virtuose aziende di installazione sono l’ultimo anello, si faccia carico della scarsa lungimiranza (per non dire ignoranza ed incompetenza) di chi ha voluto questa legge, e come sempre, la speranza è sempre l’ultima a morire.

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